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Il punto di vista

L’ingegnere amante della bici: «Pisa non è una città per ciclisti, mi fa paura tornare dall’Olanda»

di Antonio Scuglia
L’ingegnere amante della bici: «Pisa non è una città per ciclisti, mi fa paura tornare dall’Olanda»

La testimonianza di un ingegnere al termine del soggiorno ad Amsterdam. «Niente buche né insidie, precedenze rispettate: lì è un altro mondo»

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PISA. Aumentano le piste ciclabili in città, ma la consapevolezza di quanto sia utile a tutti garantire ai ciclisti un uso sereno del loro mezzo è ancora insufficiente. Un problema avvertito sia da chi, fra gli amanti delle due ruote, non si muove molto da Pisa, sia – a maggior ragione – , da chi gira un po’ per il mondo, soprattutto nel nord Europa.
Fra questi ultimi Fabio Panin, ingegnere all’Agenzia Spaziale Europea, che racconta la sua esperienza ad Amsterdam, dove aveva già vissuto per 33 anni, e... i timori per il rientro in sede (torna oggi a Pisa). «Dopo circa un mese passato in Olanda, – spiega – ritornerò in Italia. Qui ho usato la bici tutti i giorni come normale mezzo di trasporto sia per commissioni che per piacere. L’ho fatto anche in quei giorni di vento forte (per intenderci sui 30 kmh), tempestoso, che si verificano spesso in estate qui».
Panin, che è anche socio della Fiab (Federazione Nazionale Ambiente e Bicicletta) cittadina, da questo punto di vista si è certamente “viziato”: nella Venezia del nord” , su circa 900mila abitanti, circolano 600mila biciclette in circolazione e il 40% del traffico cittadino avviene proprio in sella a una bici. «Mi sono presto abituato a non tenere gli occhi puntati a terra 5 metri davanti a me, – spiega l’ingegnere – per evitare buche, crepe, tombini, anomalie insidiose della strada. Qui le strade, anche quelle di pavé, sono curate e lisce. Mi sono subito abituato alla tranquillità con la quale si va in giro, all’assenza del pericolo di incidenti. La gente guida con calma, dando la precedenza, rispettando i limiti di velocità (e quindi andando piano), sorpassando raramente (anche perché le strade sono fatte in modo da impedire i sorpassi). Il traffico procede fluido, senza scatti. La gente usa l’auto per andare da A a B, semplicemente, non sembra che sia sempre in ritardo e non guida come in un gran premio di Formula 1».
Soprattutto, rimarca il lettore, chi guida rispetta le precedenze dei ciclisti. Nella stragrande maggioranza degli incroci le bici hanno la precedenza. C’è una rotonda famosa per le lunghe code di auto vicino alla stazione di Leiden e gli ospedali, causate appunto dalla precedenza date alle bici provenienti da tutte le direzioni. Nessuno sbraita contro i ciclisti, nessuno forza il passaggio, usa la corsia riservata ai bus, per farsi avanti.
Quindi, «Se sei in bici ti senti appartenere a una classe protetta, privilegiata. Non una minoranza osteggiata. E infatti le regole sono a vantaggio dei ciclisti - e le regole vengono fatte rispettare!»
Il concetto di base è che chi è in bici è vulnerabile. La viabilità è concepita per separare il più possibile auto da bici, e nel budget degli spazi disponibili (per esempio la larghezza di una strada) il vantaggio viene dato alle bici.
La differenza salta all’occhio subito appena si rientra in Italia. Eppure la zona Amsterdam-Rotterdam è una delle più densamente popolate d’Europa, il traffico (anche di mezzi pesanti) c’è. Ma le strade non sono disastrate, il traffico fluisce. «Immagino che molti siano stati in Olanda in vacanza e quindi probabilmente abbiano notato quanto sopra – dice Panin. – C’è una differenza però tra una breve vacanza da ospite, e un soggiorno prolungato di tipo stanziale. La differenza è che uno si abitua a un certo stile di vita. Tutto questo lo dico perché da qualche giorno mi è montata una paura al pensiero di rientrare - non scherzo! Mi vengono i vermi al pensiero di ritornare e usare la bici lì».
In che senso? «Rivedo scene con automobilisti che abbassano il finestrino e sbraitano contro ciclisti, o peggio, di quasi-incidenti, mancati per un soffio, come mi capita quasi ogni volta che esco di casa, ed evitati grazie al fatto che do per scontato che gli automobilisti non rispettino le regole (specialmente riguardo al sorpasso e precedenze), vadano troppo veloce, e forzino la mano. Ricordo l’angoscia quando mi avvicino alla rotonda vicino alla porta di San Zeno, che chiamo “rotonda della discordia”: basta fermarsi un attimo, e se ne vedono di tutti i colori! Ciascuno cerca la via libera per infilarsi davanti agli altri…. a destra, a sinistra. Le bici sono un ostacolo. Qualcuno ha inveito contro di me mentre semplicemente la percorrevo, lui era dietro ma evidentemente pensava che dovevo fermarmi per permettergli di uscire dalla rotonda con stridio di pneumatici».
Tutto questo «toglie il piacere di andare in bici, mette ansia, appena si varca il cancello di casa e ci si immette nel traffico. Peccato sia così, è un grande importante punto a svantaggio dell’Italia, e di Pisa in particolare».
 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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