La protesta
Marina di Pisa, pugni in testa all’autista del bus che finisce al pronto soccorso
I sindacati: «Aggressioni quotidiane, occorrono interventi». La ricostruzione di quanto accaduto
MARINA DI PISA. Una discussione nata per un motivo banale: il passeggero a bordo di un autobus di Autolinee Toscane in servizio a Marina di Pisa non è sceso alla fermata che desiderava. Forse per una sua disattenzione. Forse no. Ma il tema non è questo. La fermata successiva è comunque vicina e l’autista ferma l’autobus per consentire al passeggero di scendere. Sono da poco passate le 18. Le porte si aprono, il passeggero si avvicina alla cabina di guida – solo parzialmente protetta – colpisce per due volte alla testa il guidatore ed esce di corsa. Il resto è cronaca purtroppo già letta negli ultimi mesi: il dipendente di Autolinee all’ospedale, il referto, diversi giorni di malattia. E poi la denuncia alle autorità dell’accaduto nella speranza che il picchiatore venga individuato come già avvenuto in altri casi simili.
Ma “altri” non è forse l’espressione giusta. Più corretto dire “troppi”. E infatti così fanno, congiuntamente, le sigle sindacali che rappresentano una categoria che finisce nel mirino delle intemperanze, della maleducazione e, sì, anche della violenza di chi sale a bordo del bus.
L’episodio di Marina è di qualche giorno fa, il 14 agosto. E a renderlo noto sono, congiuntamente, le sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl Uilt Uil, Ugl Trasporti e Faisa Cisa.
«Dopo un breve litigio verbale scoppiato per futili motivi, un utente ha colpito con due pugni alla testa il conducente del mezzo, che si era appena arrestato per effettuare la fermata, per poi dileguarsi velocemente – riferiscono – Ciò che, secondo le organizzazioni sindacali scriventi, occorre rimarcare non è tanto l’episodio in sé, perché ad oggi fatti di violenza come questo passano quasi inosservati vista la situazione generale dell’ordine pubblico, ma la situazione di forte disagio in cui gli autisti si trovano ad operare».
L’episodio è grave, insomma, ma ancor più grave è il fatto che nel tempo si sia creata una situazione per la quale chi fa l’autista sui mezzi del trasporto pubblico locale sa o quanto meno mette nel conto di trovarsi in situazioni pericolose o di diventare il destinatario o la destinataria di insulti, minacce, aggressioni verbali e anche fisiche, o ancora – banalmente – di essere bersagliato da richieste inaccoglibili o costretto a intervenire per comportamenti al limite della legalità se non illegali.
Autisti, insomma, che oltre a guidare dovrebbero fare gli agenti di polizia, gli assistenti sociali, gli psicologi e magari anche i genitori.
«Ad oggi gli autisti si trovano a doversi confrontare con persone che nella migliore delle ipotesi si possono definire invadenti – scrivono i sindacati – non è raro vedersi mostrare un telefonino con una destinazione che non si conosce, ma alla quale l’utente pretende che tu lo accompagni. Poi c’è chi vuole il biglietto ma non ha la moneta contata e pretende il resto ovviamente tutto nella propria lingua di origine o quasi. Poi ci sono quelli che suonano in maniera isterica il campanello di prenotazione della discesa, arrivano alla fermata e non scendono e qua già passiamo ad una utenza maleducata. E che dire di quelli che si scagliano contro i conducenti rei del fatto di essere in ritardo, come se la cosa dipendesse dalla volontà di chi guida. Ma andiamo oltre: ci sono quelli che fumano, bevono alcolici, ascoltano musica ad alto volume e se gli dici qualcosa reagiscono in maniera violenta sia a livello verbale che fisico. Tutto questo solo per fare alcuni esempi, ma l’elenco potrebbe continuare».
«Parliamo di personale alla guida di un mezzo di grosse dimensioni su percorsi trafficati e a volte stretti, con tempi di percorrenza sulle linee sempre più ridotti, in un traffico sempre più caotico dove monopattini, pedoni e automobilisti indisciplinati ed aggressivi, non permettono un attimo di distrazione o di rilassamento» proseguono i sindacati. Una situazione di stress e pericolo quindi, rispetto alla quale «non è un caso che le aziende trovano sempre più difficoltà nel reperire gli autisti» aggiungono i rappresentanti dei lavoratori.
«Chi come me ha anni di servizio alle spalle – aggiunge Giuseppe Caporaso, sindacalista di Ugl Trasporti – può dire di averne viste di ogni tipo. Quel che è certo e quel che vogliamo rimarcare in questo frangente, però, è il fatto che il rapporto tra i lavoratori e l’utenza non è sereno. C’è chi solidarizza con noi, ma è chiaro che questi episodi evidenzino la necessità di interventi urgenti. L’azienda si è mossa, stiamo già lavorando su questo fronte. Dobbiamo proseguire. In servizio su Pisa ci sono circa 200 autisti e non passa giorno in cui non si verifichino situazioni al limite della tollerabilità». Insomma magari non si arriva alle botte al conducente ma comunque chi svolge questa professione finisce nel mirino di maleducati e violenti.
Ma cosa sì può fare? Come intervenire. «Intanto proteggere il posto guida in maniera totale, in pratica chiudere le cabine di guida, eviterebbe perlomeno i danni fisici ai conducenti aggrediti – aggiungono le diverse sigle sindacali – Questa soluzione presenta anche il vantaggio di isolare perlomeno parzialmente il conducente da tutte le molestie che derivano da richieste di informazioni e quant’altro, rendendo così possibile una migliore concentrazione alla guida. In questo senso si deve dare atto ad Autolinee Toscane di aver iniziato un percorso in tal senso, avendo già operativo nella sede di Pisa un mezzo con cabina quasi totalmente chiusa e diversi mezzi con protezione parziale. Speriamo che le cose procedano per il meglio ed in fretta ».
Ma isolare gli autisti non basta. «Bisogna prendere coscienza del fatto che il disordine, la maleducazione, e la violenza a bordo degli autobus sono problemi di ordine pubblico e quindi come tali vanno affrontati e risolti – concludono i sindacati – Sono stati fatti già diversi tentativi in passato concertando le azioni con i soggetti preposti al controllo dell’ordine pubblico, ma tutti senza esito positivo. Sarebbe nostra intenzione perseverare su questa strada in quanto crediamo nelle istituzioni e nelle persone che le rappresentano. Nei prossimi giorni chiederemo udienza ai soggetti interessati certi di riscontri positivi in tempi brevi. Naturalmente, come organizzazioni sindacali ci riserviamo di utilizzare tutti gli strumenti legittimi a nostra disposizione per tutelare i lavoratori del trasporto pubblico locale visto e considerato che quello delle aggressioni è anche e soprattutto un problema di sicurezza».
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