Il Tirreno

Pisa

Allarme povertà

Pisa, chi ha perso il reddito di cittadinanza è tornato a fare la fila alla Caritas per mangiare e pagare le bollette

di Francesco Paletti
Don Emanuele Morelli, direttore della Caritas diocesana di Pisa
◗
Don Emanuele Morelli, direttore della Caritas diocesana di Pisa

L’analisi della situazione in città Don Morelli: «Temiamo sia solo l’inizio»

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Siamo preoccupati, inutile girarci attorno». Don Emanuele Morelli, da 23 anni direttore della Caritas diocesana di Pisa, scorre i numeri degli ultimi mesi, quelli di chi dall’inizio di giugno ha bussato alle porte dei servizi dell’organismo pastorale della chiesa pisana. Dati che raccontano anche di un incremento delle persone che vivono da sole, oltreché degli anziani over 75 e dei pensionati. E lo incrocia con i colloqui delle ultime settimane, il “faccia a faccia” quotidiano con i più vulnerabili del territorio che si sono rivolti al centro d’ascolto, alla mensa, alla Cittadella della Solidarietà o al servizio docce, tutti pienamente operativi anche nei mesi estivi. «Con la cancellazione del reddito di cittadinanza si stanno di nuovo intensificando rapporti con persone che negli ultimi anni, anche grazie a quella misura, avevano un po’ diluito la relazione con i nostri servizi – spiega – magari continuavano a contare sulla tessera dell’Emporio per il sostegno alimentare ma avevano smesso di chiederci aiuto per il pagamento delle utenze. Adesso, invece, sono tornati a farlo: per ora i numeri sono contenuti, ma temo che dall’autunno potrebbero crescere in modo esponenziale».

Il direttore della Caritas ne traccia anche il profilo: «È parziale perché penso che il fenomeno sia destinato, non solo a crescere ma anche a modificarsi – dice – comunque, per ora, si tratta prevalentemente di cittadini italiani adulti, quasi sempre soli, magari con una storia familiare frammentata e fatta di rotture e un presente di marginalità grave, anche se non tutti vivono in strada: alcuni in alloggi di fortuna, ovviamente non autorizzati e soprattutto insalubri, altri in case popolari. Spesso sono alle prese anche con una condizione molto precaria dal punto di vista della salute mentale. Eppure la gran parte di loro sono “occupabili” alla luce della nuova normativa e quindi non possono accedere nemmeno all’Assegno d’Inclusione. Altri, invece, probabilmente potrebbero farlo ma non lo sanno: in questo senso, magari, occorrerebbe un maggior accompagnamento e orientamento da parte di tutti, a cominciare dai servizi sociali». Il punto, però, non è quello. O quanto meno non soltanto. È cauto don Morelli e, al momento preferisce non sbilanciarsi. Però un paio di questioni lo preoccupano: «È scontato, però, che crescerà in modo esponenziale la pressione sui Comuni e sui servizi sociali pubblici dei territori, da parte di coloro che beneficiavano del Reddito di Cittadinanza – dice – Ma l’impatto sarà tale che, in mancanza di misure compensative che al momento non s’intravedono, dubito che gli enti locali da soli riescano a reggere l’urto». Al riguardo per don Morelli la conseguenza sarà duplice: «Sicuramente peggiorerà la qualità della vita di tante persone che, già con il RdC faticavano molto, ma temo che sarà più complicata anche la gestione dei nostri servizi perché una parte significativa di coloro che non trovano risposta nei servizi sociali torneranno a bussare con forza alle nostre porte». Conseguenza: «Siamo sempre alle prese con le conseguenze sociali ed economiche della pandemia, ma nei nostri servizi stiamo provando a riavviare dei percorsi che provino ad andare oltre la logica dell’assistenza in senso stretto per accompagnare le persone verso il superamento delle condizioni di povertà: un’ondata massiccia ci schiaccerebbe di nuovo sull’emergenza e sulla necessità di dare risposta ai bisogni primari».

I dati raccontano un quadro sfaccettato. Dal 1°giugno al 19 agosto sono state 652 le persone che si sono rivolte ai servizi della Caritas, il 16, 3% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. «Mi piacerebbe fosse una buona notizia, ma non credo che sia il caso – sorride don Morelli – Semplicemente abbiamo modificato le modalità di accesso alla mensa del Cottolengo, a cui fino all’anno scorso si accedeva soltanto con il buono rilasciato dopo un colloquio con il centro d’ascolto e, adesso, invece, lo si può fare anche senza. Non a caso, a fronte di una diminuzione complessiva delle persone che si rivolgono ai centri d’ascolto, è aumentato in modo cospicuo il numero dei pasti servizi alla mensa passando, da una media di 80 al giorno dell’estate scorsa ai 110 di quest’anno».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa