Sicurezza
Pisa, sovraffollamento al Don Bosco: carcere bocciato per spazi e servizi
Troppi detenuti e poca assistenza sanitaria
PISA. Duecentocinquanta detenuti al “Don Bosco” di Pisa stando ai dati diffusi dalla Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria alla fine del 2022, il 26% in più dei 197 che potrebbe contenere, un dato che ne fa il secondo carcere più sovraffollato dei sedici della Toscana, dopo Grosseto (66,7%), che però ospita solo 25 detenuti, e Siena (31%), che, invece, ne accoglie 76. In entrambe i casi, case circondariali di dimensioni assai più piccole rispetto a quella pisana. Peraltro il consuntivo di fine anno della Dap è anche il dato meno negativo per il “Don Bosco”, uno dei 98 carceri monitorati e visitati dagli esperti di “Antigone”, l'associazione che da ormai diciannove anni elabora il rapporto annuale sulle condizioni di detenzione in Italia: il giorno in cui lo hanno visitato, infatti, i detenuti presenti erano 262, dato che fa salire la quota di sovraffollamento al 33%. Non solo, i dati aggiornati a luglio 2022 che la stessa associazione ha raccolto dalla Dap e pubblicato sul proprio sito, raccontano addirittura di 291 reclusi, ben il 56% in più di quelli consentiti dalla capienza effettiva dato che in quel momento, almeno stando ai dati pubblicati, vi erano 12 posti non utilizzabili. Numeri, comunque, che riconfermano Pisa ai vertici regionali per sovraffollamento, in questo caso superata soltanto dal carcere di Lucca, molto più piccolo del “Don Bosco” (67 detenuti e 72% di sovraffollamento).
Gli spazi e le condizioni di detenzione
I dati oscillano in ragione del momento del momento della rilevazione e del soggetto che la esegue. La sostanza, però, cambia di poco. Anche al “Don Bosco” è emergenza: per il sovraffollamento sicuramente, ma non solo. Il quadro tratteggiato dai dati del Rapporto di Antigone, infatti, è a tinte foschissime: non in tutte le celle sono garantiti i tre metri quadrati calpestabili per detenuti e in alcune di quelle visitate il riscaldamento manca o non è funzionante, non c'è l'acqua calda e la doccia e i wc non sono in ambiente separato.
La salute mentale
Preoccupanti anche i dati sulle condizioni di salute dei detenuti del “Don Bosco”. Soprattutto mentale: il 12% dei reclusi, infatti, è tossicodipendente e al 23% è stato diagnosticato un problema psichiatrico grave. Non stupisce, dunque, che il consumo di farmaci sia elevatissimo: circa un quinto dei detenuti (19%), infatti, assume regolarmente antidepressivi, stabilizzatori dell'umore e antipsicotici. Coloro, invece, che sono curati con farmaci sedativi o ipnotici sono, addirittura, il 57% del totale. Al “Don Bosco”, per fortuna, esiste un protocollo per la prevenzione dal rischio suicidiario. Però quello pisano è uno dei pochi carceri italiani (appena il 5% del totale delle case circondariali visitate da Antigone) dove, almeno in parte, vengono eseguiti i Tso.
La sezione femminile
Un capitolo a parte, poi, riguarda le detenute: 29 in tutto quelle presenti nel carcere pisano al momento del rilevamento . Eppure il “Don Bosco” è sprovvisto di un servizio di ginecologia (che almeno formalmente, è presente nel 71% delle carceri censite) e di ostetricia (c'è nel 37% delle case circondariali con sezione femminile dello Stivale). Per fortuna, almeno ogni cella è dotata di un bidet. Con tempi che corrono non è scontato: un quarto delle carceri femminili italiane, non ce l'ha.
Percorsi d'inclusione
Il quadro è grigio, tendente al nero anche con riferimento alle cosiddette “attività trattamentali”. I numeri pisani del rapporto 2022 sulle condizioni di detenzione, infatti, sono emblematici: nessuno che lavora all'esterno del carcere, che segua percorsi formazione professionale o svolga lavori di pubblica utilità. Dietro le sbarre, invece, qualcuno lavora, per la precisione il 17% dei reclusi, ma è la percentuale più bassa delle 6 case circondariali toscane monitorate. In parziale controtendenza, invece, il coinvolgimento nei percorsi scolastici: riguarda il 36% delle persone recluse a Pisa.
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