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Parco San Rossore, Filippeschi: «Il Piano riduce i poteri, i sindaci avevano chiesto tempo»
L’ex sindaco critica Bani: serve rispetto verso le altre posizioni
PISA. «Potenziamolo. Chiediamo alla Regione di rifinanziarlo, non di restringerlo. Di dare risorse per farlo funzionare al meglio». Sulle polemiche per l’approvazione del Piano integrato del Parco entra con forza anche l’ex sindaco Marco Filippeschi, che ora a Roma dirige Ali e la Rete dei comuni sostenibili.
Filippeschi, il presidente del Parco, Lorenzo Bani, ha definito le critiche strumentali e ha detto anche che «il segretario del Pd, Andrea Ferrante, parla a titolo personale»: c’è un conflitto aperto nel partito?
«Sono d’accordo con Ferrante: è un piano sbagliato in un punto cruciale, tanto da oscurare anche le novità positive. Non c’è un documento del Pd che contenga la proposta di una riduzione di fatto del Parco. Le critiche di Ferrante, su un atto compiuto, rispecchiano il programma elettorale di Paolo Martinelli. Non solo, sono le stesse fatte dal Comune di Vecchiano. Basta leggere cosa ha messo agli atti il sindaco Massimiliano Angori».
Infatti Bani ha criticato anche i sindaci «che – ha detto – hanno espresso un “parere non parere” non esprimendo un giudizio».
«No, che avevano chiesto tempo. E ha criticato anche l’avvocato D’Antone, che ha scritto un solidissimo parere pro-veritate per il Comitato di Coltano. Serve rispetto. Anche per gli altri partiti e per le associazioni ambientaliste, come per il Comitato Scientifico, che hanno fatto contestazioni motivate. Per i 1.400 che, con Salvatore Settis, hanno firmato una petizione, inascoltata. In realtà proprio a Coltano c’erano state avvisaglie anti-Parco nelle campagne elettorali dopo la vicenda delle acquisizioni di Bonifiche Ferraresi e quella incredibile della base militare dei carabinieri, rivelata da Ciccio Auletta».
Entriamo nel merito, allora: qual è il punto debole del Piano?
«È incontestabile che con il Piano si autoriducano i poteri del Parco sottraendo 10mila ettari su 24mila alla piena titolarità della sua programmazione territoriale. Prevista, non per caso, anche dalla legge regionale numero 30 del 2015, che è in vigore. La pianificazione per le aree contigue passerebbe ai Comuni. Sarebbe un vero ribaltamento della logica unitaria di protezione che ha ispirato la lungimirante legislazione toscana sui parchi, che ha inteso superare la visione naturalmente parziale dei Comuni, mettendoli al riparo dalle pressioni. Il programma della Regione prevede il “potenziamento delle attività dei tre parchi regionali” e se ne riduce quella dovuta alla funzione più importante?».
Bani ha detto anche che le critiche sanno di «visione vecchia».
«L’approvazione di quel Piano sembra davvero una concessione a una vecchia e stantia idea di una certa destra di dare un colpo al Parco. Una concessione a chi non ha mai digerito la sua istituzione, a interessi egoisti in conflitto. Quando invece è sempre più chiaro come il Parco sia una ricchezza, anche in termini economici. Dico: potenziamolo. Chiediamo alla Regione di rifinanziarlo, non di restringerlo. Di dare risorse per farlo funzionare al meglio. Facciamo progetti. Ma c’è molto di più».
A cosa si riferisce?
«Il Pd in primis ha voluto che tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi entrassero nella Costituzione. Ci sono gli appelli disperati del Papa e del segretario generale dell’Onu sui rischi del cambiamento climatico e ogni mese i record del riscaldamento. Ci sono i giovani mobilitati da Greta Thumberg. Abbiamo l’Agenda 2030 e il Green Deal europeo. Pochi giorni fa il Parlamento europeo ha approvato la legge sul ripristino della natura. Letta ieri e oggi Schlein hanno chiesto che il Pd sia “il partito della sostenibilità”. Il congresso nazionale lo ha deciso, poche settimane fa».
Sta invocando un intervento della segretaria nazionale?
«La questione aperta ha di per sé rilevanza regionale e nazionale. Invoco solo principi, visione e coerenza. Siamo alla prova. Darsi una linea politica e poi comportarsi al contrario fa perdere ogni credibilità. Dalle nostre parti abbiamo già vissuto gravi errori politici quando si approvò in consiglio regionale quell’emendamento famigerato a una legge del 2006, poi ritirato da Giani, che avrebbe imposto meno controlli e più deroghe per l’inquinamento delle concerie. Oggi non si possono neppure pensare altri errori del genere. Significherebbe prefigurare lo scenario politico del 2025, per esclusioni. Ciò in opposizione all’impostazione per programmi e alleanze decisa nel congresso e promossa così nettamente anche in Toscana, a Pisa e in Versilia».
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