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«Riapriamo il ristorante da Bruno». Pisa, scatta una raccolta di firme online
La moglie e la figlia di Piero Cei: felici di trasmettere il nostro sapere ai fornelli
PISA. «Riapriamo il ristorante da Bruno». È questo l’appello lanciato da un gruppo di pisani attraverso una raccolta di firme aperta su Change.org. In poche ore sono state contabilizzate più di 100 sottoscrizioni e la “mobilitazione” prosegue spedita. L’obiettivo è quello di ridare vita a un pezzo di storia tutta pisana per riaccendere i riflettori sull’antica Trattoria da Bruno, in via Luigi Bianchi.
Un ristorante storico, chiuso ormai da più di un anno, dopo la morte del suo titolare, Piero Cei, anima e cuore di quel locale dove si potevano gustare i piatti della vera tradizione pisana. E così un gruppo di pisani ha pensato di aprire una raccolta di firme, ma soprattutto sensibilizzare altri imprenditori pisani a raccogliere il testimone lasciato da Piero Cei. Un’iniziativa nata spontaneamente perché quel locale, ormai chiuso da tempo, è una vera e propria pugnalata al cuore di chi l’ha frequentato e ha conosciuto l’amore e la dedizione che Piero ha messo nel suo lavoro.
«In via Bianchi c’è un’insegna storica che non brilla più – scrivono i firmatari su Change.org –. Una cucina che era il rifugio dei pisani doc e una certezza per i tanti turisti in cerca delle ricette della tradizione. È L’Antica Trattoria Da Bruno che, attraversando decenni e generazioni, ha di fatto tutelato e preservato l’identità della città attraverso i sapori più veri. Piero Cei non c’è più, il locale è chiuso da oltre un anno, ma quel patrimonio non va assolutamente disperso. Per questo motivo vogliamo riaccendere i riflettori su quell’angolo prezioso di pisanità». Ma non solo. «Ed è proprio a chi tra quei tavoli ha vissuto serate in compagnia, gustato la zuppa alla pisana e le seppie con la bietola di Graziella – proseguono i firmatari – che ci rivolgiamo facendoci portavoce di una piccola grande mobilitazione. Non solo per scongiurare l’apertura di minimarket e attività lontanissime dalla tradizione proprio lì dove era di casa, ma anche per chiamare a raccolta ristoratori/imprenditori che vogliano o possano continuare nel solco di Bruno e abbiano a cuore la storia di un locale amatissimo, le sue ricette, il suo mondo». In pratica, chi ha idee e soldi si faccia avanti affinché il locale possa riaccendere le luci.
Un’iniziativa che ha colto di sorpresa e ha commosso allo stesso tempo Roberta Cei, figlia di Piero, che in quel locale è nata e cresciuta al fianco dei suoi genitori.
Piero ha infatti gestito il ristorante, insieme alla moglie, la signora Graziella, da sempre pilastro della cucina, custode delle ricette tipiche pisane. «Che dire? Non ho parole – dice Roberta Cei –. Era un grande desiderio del mio babbo rivedere il suo locale di nuovo vivo, quindi ringrazio tutti coloro che hanno avuto questo bellissimo pensiero nei confronti della mia famiglia e della mia mamma, e spero che questo sogno possa un giorno realizzarsi. Da parte nostra, e parlo anche a nome della mia mamma, saremmo ben felici di trasmettere il nostro sapere ai fornelli, magari a qualche giovane che voglia raccogliere il nostro testimone».
In questi lunghi 50 anni di attività in moltissimi hanno varcato il portoncino di legno marrone di Bruno. La domenica era quasi un rito mettersi a tavola in trattoria, ma non solo: il ristorante era diventato anche meta di personaggi del mondo dello spettacolo e della politica. E le tantissime foto appese sulle pareti hanno per tanto tempo testimoniato quegli anni ruggenti, cavalcati da Piero e Graziella, aiutati anche dalla figlia Roberta.
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