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Pisa, quando il ds è come un gatto sull’Aurelia

di David Biuzzi
Pisa, quando il ds è come un gatto sull’Aurelia

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Un fatto sicuro c’è e non è di poco conto. C’è che Aleksandar Kolarov non è più, ammesso che lo sia mai stato, il direttore sportivo del Pisa.

La fine di un amore mai sbocciato, né mai consumato, è arrivata nella tarda mattinata di ieri. A una manciata di minuti dalla presentazione del nuovo allenatore Alberto Aquilani. Un comunicato di poche righe che parla di «accordo non formalizzato», «rinuncia all’incarico». I motivi, poi, cercherà di spiegarli il presidente Giuseppe Corrado nella stessa conferenza stampa. «Non era il lavoro che si aspettava», sottolinea. Quindi o sperava di avere più voce in capitolo o un carico meno pesante. Delle due l’una. Tanto che l’altro comunicato, quello che annunciava l’arrivo del serbo con contratto biennale, era datato 3 giugno. Dunque 37 giorni: tanto è andata avanti la parentesi.

Ha resistito meno di un gatto sull’Aurelia. Ed è un problema, inutile girarci intorno. Lo è perché l’avventura del Pisa 2023/2024 parte con lo scranno di direttore sportivo vacante. Che non sarà il soglio pontificio ma nel calcio ha il suo perché. E quel vuoto ora va colmato al più presto. Ma intanto un primo effetto negativo c’è già stato. Il giorno di Aquilani, infatti, è diventato quello del grande assente Kolarov. Più che la presenza e la presentazione del nuovo timoniere, cio+, a prendersi la scena è stato un fantasma, il vuoto lasciato da chi se n’è andato.

Ed è un peccato. Già perché l’allenatore, giovane ed esordiente, avrebbero meritato altro. Non è certo un capitano navigato, è coetaneo e di almeno uno dei suoi calciatori (Masucci) ed è alla prima esperienza tra i grandi dopo aver brillato alla guida della Primavera della Fiorentina. E meritava di più e di meglio perché il suo primo giorno non è stato niente male. Si capisce che di pallone ne sa, si capisce che in testa ha idee intriganti. Parla di concetti di gioco, di spazi da occupare, della volontà di imporre l’identità di squadra e di quella di andare a fare gol tutte le volte che c’è il possesso palla. È considerato uno dei migliori emergenti, tanto che la viola era pronta a puntarci in caso di addio (ventilato per una manciata di giorni) di Italiano verso Napoli. La prima sensazione, insomma, è quella di non essere in presenza dell’ultimo arrivato.

È chiaro, però, che per lui si tratta di una nuova sfida. Quelle idee e quei concetti tanti cari (e tanto chiari) dovrà trasmetterli a un gruppo di calciatori fatti e non di ragazzi. Pare abbia già iniziato, telefonando ai suoi (tutti) nei giorni scorsi per conoscerli e farsi conoscere. Per dire loro personalmente che ora si riparte da zero. Tutti. È logico, quindi, che avere accanto un ds, in grado di supportarlo e, quando serve, sopportarlo nel lavoro di campo serviva e serve. Intanto sembra sulla stessa lunghezza d’onda dei dirigenti che ci sono. E non è poco. Così se oggi il Pisa non è né può essere il favorito della B che verrà può almeno veicolare un termine inglese caro al nuovo corso degli italici politici e vestire i panni dell’underdog. Cioè lo sfavorito. Ma lo sfavorito che poi sorprende e vince.

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