Toscana
Pisa, pasticceria sotto sfratto. La titolare: non mi muovo da qui
La storica attività Frangioni resta ancora a rischio chiusura
PISA. Il conto alla rovescia continua a scorrere inesorabile. Per salvare “Frangioni”, la storica pasticceria di via San Francesco, almeno ufficialmente, restano ancora dieci giorni: dal 15 luglio, infatti, Daniela Salvini e il locale fondato insieme al marito e maestro pasticciere Giancarlo (scomparso nel 2019) potrebbero chiudere i battenti.
Non importa se dietro il bancone Daniela ha un quadernone con più di mille firme di pisani che chiedono di evitare la chiusura. E non conta nemmeno che Frangioni abbia sempre pagato regolarmente l’affitto al proprietario. «Anzi, ho anche proposto che lo aumentasse un pochino, ma finora non c’è stato nulla da fare», dice Daniela Salvini. A dieci giorni dalla data in cui quello sfratto per finita locazione diverrà esecutivo, la certezza è diventata una sola: «Io so solo una cosa: da qua non mi muovo, dovranno portarmi via».
Non sono mancati appelli e proposte in questi mesi. L’ultimo è dello storico Michele Battini, ordinario dell’Università di Pisa. «Poco più di cinquant’anni fa l’industria importante, nata meno di un secolo prima anche grazie a capitali europei, venne colpita a morte e la crisi investì tutto il tessuto produttivo. La Pisa proletaria e industriale cantata dallo scrittore Athos Bigongiali scomparve – scrive –. Si reagì con i progetti della città dei servizi sanitari e amministrativi, della ricerca, delle arti, ma la sinergia funzionò solo per un tempo relativo. Della città delle arti, dei servizi, degli studi prevalsero le versioni consumistiche che logorarono borghi e quartieri ed espulsero artigiani, botteghe, cittadini dal centro urbano. I cittadini hanno cercato di resistere. In via San Francesco, ad esempio, botteghe, artigiani, fornai, antiquari, sarti, associazioni e stamperie hanno tenuto in vita, per anni, il quartiere e la sua identità e tra i protagonisti di tante di simili vicende c’era Giancarlo Frangioni, artista della pasticceria e sovrano incontrastato nel proprio laboratorio, retrobottega di un caffè minuscolo aperto dal 1978. Scomparso Giancarlo, la compagna di vita, Daniela, resiste al banco, assediata e sotto sfratto. Vicenda consueta: la proprietà vende il bel palazzo settecentesco. Chi può, tra gli inquilini, acquista l’appartamento abitato. Daniela Salvini non può, quindi un altro pezzo della storia cittadina scompare. Se niente accade».
Quindi l’appello di Battini. «Sarebbe un buon segno per la città se, invece, qualcosa accadesse, magari con il concorso dei cittadini, delle risorse private, del governo cittadino. Ad Arezzo, un illuminato imprenditore ha salvato l’ottocentesco Caffè dei Costanti (sito davanti alla chiesa degli affreschi di Piero della Francesca), un ristorante aperto dal 1920, una edicola di giornali storica. Sarebbe bello se...».
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