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Pisa, ricorso al Tar contro la bocciatura. L’alunno: «Cellulare in bagno, mai aperto»

di Pietro Barghigiani
Pisa, ricorso al Tar contro la bocciatura. L’alunno: «Cellulare in bagno, mai aperto»

Uno dei due studenti sorpresi a copiare all’esame di maturità contesta la decisione del Buonarroti: non ho copiato

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PISA. Un ricorso al Tar per impugnare la bocciatura. E una versione dei fatti che punta a smarcare la posizione del secondo studente colpito, al pari del presunto proprietario del telefonino, dal provvedimento punitivo della scuola con tanto di denuncia alla Procura. «Il cellulare l’ho visto in bagno e non l’ho aperto» è la sua tesi.

Sono le novità che emergono dalla vicenda della doppia bocciatura al liceo Buonarroti con l’accusa contestata ai due maturandi di aver copiato la seconda prova scritta, quella di matematica.

Ma andiamo con ordine. Delle due posizioni quella che, stando agli atti, viene ritenuta con maggiori margini di difesa sarebbe quella del secondo ragazzo nemmeno compagno di classe del titolare del telefonino.

I genitori si sono rivolti a uno studio legale e il ricorso al Tar è in fase di preparazione. Se accolto, il ragazzo sosterrà la maturità da solo a settembre, anziché ripetere l’anno e ripresentarsi davanti alla commissione nel giugno 2024.

Lo studente sostiene di non aver copiato, né provato a copiare alcunché. Nel suo racconto, che diventerà la base dell’impugnazione, lui in occasione della seconda prova chiede alla commissione di andare in bagno.

Un professore lo segue senza farsene accorgere.

Lo studente prosegue dalla classe all’area delle toilettes. Quando entra in bagno vede un cellulare, lo prende e nel voltarsi gli compare davanti il docente. Ritorna in classe e prosegue la prova di matematica senza alcuna contestazione di sorta. Solo la mattina degli orali apprende ufficialmente di essere stato escluso. Ora il caso passerà alla valutazione dei giudici amministrativi.

Informato dalla commissione d’esame dell’episodio, il dirigente scolastico Alessandro Salerni ha istruito le procedure dando seguito alle decisioni dei commissari.

«Non mi capacito su come i ragazzi non abbiano capito la gravità della situazione – spiega il preside – . Abbiamo ripetuto per tempo e con una cadenza direi ossessiva che non si doveva copiare, né usare il cellulare durante gli esami».

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