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Pisa, offese sessiste contro Ceccardi: dopo scuse e risarcimento ritira la querela

di Pietro Barghigiani
Pisa, offese sessiste contro Ceccardi: dopo scuse e risarcimento ritira la querela

Era stata diffamata dopo un intervento in tv sugli stipendi dei medici calabresi

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PISA. La Leonessa, come talvolta è stata definita, non perdona. E reagisce, a buon diritto, se viene colpita. È il caso di tre persone finite a processo per diffamazione aggravata per gli epiteti sessisti nei confronti dell’europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi.

Simbolo dell’avanzata leghista in provincia con la storica conquista del Comune di Cascina nel 2016 ponendo fine a una pluridecennale guida a sinistra, l’attuale europarlamentare (dal luglio 2019) si è sempre distinta per frasi a effetto e provocazioni via social – la specialità sono rom e immigrati – capaci di innescare le più variabili reazioni di pancia.

Le piace essere diretta e senza filtri. Spesso anche troppo, salvo poi correggere il tiro sul proprio profilo Facebook, ma tenendo sempre il punto sul principio.

Un accordo stragiudiziale avanzato da una delle parti, con scuse e versamento di alcune migliaia di euro, per il giudice è stato ritenuto valido anche per le altre due posizioni a livello penale. La battaglia della leghista si sposta ora nel civile. E così è arrivata una sentenza di non doversi procedere per remissione di querela per i tre autori di post che, sconosciuti tra loro, si erano ritrovati nella comune condizione di essere querelati dall’ex sindaca di Cascina.

L’intervento di Ceccardi in un programma Rai, poi rimasto nella memoria eterna del web e ancora visibile, è all’origine del procedimento giudiziario.

Uno dei tre, un 57enne di Livorno, dopo la denuncia ha trovato un accordo con l’eurodeputata di Strasburgo. Gli altri due, un 70enne residente a Lucca e un 78enne di Acerra (Napoli) hanno “beneficiato” della scelta del coimputato, ma rischiano la citazione in giudizio a livello civile. Tutti erano difesi dall’avvocato Francesco Mancuso, mentre Ceccardi era rappresentata dall’avvocato Andrea Bottone.

«Questa è la v. ..a che ha detto che i medici calabresi devono guadagnare meno degli altri» era stata una delle frasi cristallizzate con uno screenshot e diventata il pilastro delle querele.

I tre si erano lasciati andare anche ad altri commenti offensivi in un blog che riportava l’uscita tv dell’allora sindaca di Cascina sulla sanità calabrese: «I medici calabresi dovrebbero essere pagati meno dei colleghi che operano in altre regioni d’Italia perché meno bravi».

Travolta dalle critiche social e dopo aver riunito in una nota congiunta di condanna gli ordini dei medici delle cinque province calabresi, la Leonessa aveva ribadito il concetto con un post meno ruvido, ma sempre in stile Ceccardi: «Questo non significa che non ci siano medici calabresi bravissimi, ma di certo quella calabrese non è in assoluto la migliore sanità in Italia. Per il bene dei cittadini calabresi, la sanità in quella regione dovrebbe essere organizzata meglio, ma prima di alzare gli stipendi ai medici calabresi dovrebbero eliminare i casi di mala sanità e tutelare maggiormente i cittadini».

Nel bailamme social generato dalle dichiarazioni della leghista erano inciampati nelle querele i tre arruolati d’ufficio nella categoria dei leoni da tastiera. Un ruggito da remoto che è diventato un miagolio avanti agli artigli legali della Leonessa.


 

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