Attenzione
Travolse e uccise un 28enne sotto effetto di alcol e stupefacenti
Definitiva la pena a 5 anni e 4 mesi per il reato di omicidio stradale
PISA. Condanna definitiva per il conducente di un furgone che investì due giovani sull’A12 provocando il decesso di un 28enne e gravissime lesioni per l’amico. Una sentenza a 5 anni e 4 mesi, in abbreviato, per omicidio stradale è stata confermata in appello e ora anche in Cassazione a carico di Jonathan Bensi, 33 anni, di Pisa, all’epoca artigiano nel settore del giardinaggio. Disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici e la revoca della patente. Bensi guidava sotto effetto di alcol e stupefacenti, una condizione di alterazione psicofisica che ha contribuito alla contestazione di un’aggravante di rilievo nel calcolo della pena. La vittima si chiamava Said Essadik, marocchino, sposato e padre di un bimbo di 2 anni. Viveva A Viareggio, dove abitano ancora diversi familiari.
L’impatto fatale avvenne alle 6. 30 del 3 luglio 2017. Essadik e l’amico avevano lasciato l’auto nella corsia di emergenza nei paraggi dell’area di servizio di Castagnolo al confine con Livorno e nell’attraversare la strada erano stati travolti dal mezzo guidato da Bensi che stava viaggiando in direzione Pisa. Il furgone era poi finito contro la macchina dei due investiti, sulla quale c’erano altri due marocchini che subito dopo l’impatto accesero il motore e scapparono. Li bloccò la polizia stradale dopo pochi chilometri all’altezza di Migliarino. L’identificazione del giovane deceduto e dell’amico, entrambi senza documenti, non fu semplice.
Secondo la sentenza definitiva, Bensi «considerate le condizioni di tempo e di strada, avrebbe avuto modo di avvedersi della presenza dei pedoni sul limite destro della semicarreggiata ed evitare l’impatto, allargando la propria traiettoria di marcia. È risultato comprovato come la carreggiata teatro del sinistro fosse rettilinea e come vi fosse una visibilità totale, rispetto al punto di investimento, di circa 300 metri, rendendo non credibile la versione resa dal Bensi, per cui l’impatto sarebbe avvenuto per un’imprevedibile ed anomala condotta posta in essere dalle persone offese, che avrebbero attraversato la sede autostradale. Pur essendo certo che le vittime non si sarebbero dovute trovare in quel tratto di strada, la Corte d’Appello ha, infatti, accertato che vi erano tutte le condizioni per poter evitare il loro investimento da parte di Bensi che ha colposamente provocato l’incidente per non aver tempestivamente avvistato i due pedoni sul margine della carreggiata, «perché distratto, tanto è vero che non ha ridotto la velocità e non è riuscito a spostarsi verso il centro della carreggiata, per evitare l’impatto». Nel dichiarare inammissibile il ricorso, la Cassazione sottolinea che il 33enne «non ha dimostrato solo imprudenza, ma era alla guida dopo avere assunto alcol e stupefacenti, con presumibile conseguente incidenza sulla sua capacità di controllare il mezzo e di avere prontezza di riflessi nell’affrontare situazioni critiche».
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