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Pisa, il Demanio chiude la chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano. Cosa succede ora

di Roberta Galli
Pisa, il Demanio chiude la chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano. Cosa succede ora

Dopo le parole di monsignor Benotto l’Agenzia “spranga” la chiesa dei Cavalieri per problemi di sicurezza. Cancellate iniziative e celebrazioni, saltano anche i matrimoni

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PISA. Chiusa al culto e ai visitatori la chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano. Lo ha disposto il Demanio, l’ente proprietario. La decisione è stata resa nota giovedì via mail. La comunicazione è stata inoltrata alla Soprintendenza e all’Arcidiocesi, e per conoscenza anche all’Ordine degli Architetti di Pisa. In questi giorni, la chiesa monumentale di piazza dei Cavalieri ospitava infatti una mostra promossa e organizzata dagli architetti. «Alla base della chiusura ci sono motivi di sicurezza – spiega don Francesco Barsotti, rettore dei Cavalieri – ovvero la mancanza di dati che, al momento, accertino la stabilità dell’antico soffitto ligneo a cassettoni». Una criticità peraltro sollevata nei giorni anche dall’arcivescovo di Pisa, intervenuto all’inaugurazione della mostra degli architetti. Lo stesso Benotto aveva sollecitato l’ente proprietario, il Demanio, «a darsi da fare in merito agli interventi necessari». «Ma nessuno – afferma don Barsotti – poteva immaginare una chiusura così imminente di una chiesa importante anche dal punto di vista culturale per i tanti dipinti e i vessilli storici custoditi, tra cui le bandiere ottomane e barbaresche». Il rettore non nega una certa amarezza per come si è conclusa la vicenda. «La situazione era complessa. Ne eravamo ben a conoscenza – afferma sempre don Barsotti – ma era anche in calendario una nuova riunione a settembre anche con la Soprintendenza. Chiudere una chiesa fa sempre dispiacere, anche perché lì erano in programma tre matrimoni: il 28 giugno, l’8 luglio e il 21 settembre».

Sulla vicenda della chiesa dei Cavalieri è intervenuta anche Patrizia Bongiovanni, presidente dell’Ordine degli Architetti di Pisa, attraverso un post affidato al suo profilo Facebook. «Il nostro patrimonio storico, architettonico e culturale è fragile – scrive Bongiovanni – La sicurezza collettiva è necessaria, ma non dobbiamo dimenticare che la tutela del bene comune e la sua fruibilità costituiscono interesse essenziale, insopprimibile della collettività, con palese carattere di assoluta preminenza su ogni altro. Accrescere l’attenzione sul patrimonio storico e rendere i beni comuni sempre più vicini e fruibili per i cittadini, può concorrere ad attivare un percorso di conoscenza e consapevolezza. Oggi assistiamo ad un patrimonio di storia ed arte, come quello delle bandiere, che sparisce e chissà quando tornerà visibile. La nostra città conosce già la chiusura decennale di chiese in attesa di restauro. Un giorno triste che ha come unica speranza quella di vedere utilizzati i fondi già a disposizione e poter rientrare presto nella chiesa di Santo Stefano restaurata».

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