Gioco
Giustizia riparativa, un’intesa già finanziata con 40mila euro
Esecuzione penale esterna in attuazione di provvedimenti giudiziari
PISA. La definizione è stata codificata a livello internazionale sia dalle Nazioni Unite che dal Consiglio d’Europa. «Qualsiasi procedimento che permette alla vittima e all’autore del reato di partecipare, attivamente, se vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l’aiuto di un terzo imparziale».
In Toscana sarà la Zona Pisana a fare da apripista per la nascita di un vero e proprio sistema territoriale integrato per la promozione della giustizia riparativa rivolto alle comunità, alle vittime e alle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, grazie al protocollo d’intesa sottoscritto nella sede di via Saragat da Società della Salute, Udepe (Ufficio distrettuale esecuzione penale esterna) di Pisa e le principali realtà del terzo settore e del volontariato del territorio impegnate nella realtà di esecuzione della pena fuori dal carcere (cooperative sociali Arnera e Il Simbolo, e associazioni Controluce e Cen-Vit).
Il documento individua anche tanti obiettivi e piste di lavoro concrete. Il protocollo appena sottoscritto permetterà anche la creazione del Tavolo per la Giustizia Riparativa, composto da istituzioni, servizi pubblici, terzo settore e cittadinanza attiva.
Già fissato anche l’obiettivo di arrivare alla promozione sul territorio di Sportelli di comunità per la giustizia riparativa. Non si parte da zero. «Come SdS Pisana abbiamo già ottenuto un finanziamento regionale di circa 40mila euro», annuncia il presidente Sergio Di Maio.
Il protocollo d’intesa, peraltro, potrebbe fare da apripista anche all’applicazione del decreto legislativo 150/2022, norma attuativa della cosiddetta “riforma Cartabia” che prevede la creazione dei centri territoriali per la giustizia riparativa, chiamati ad assicurare i livelli essenziali e uniformi delle prestazioni avvalendosi di mediatori esperti e qualificati. «Ne è previsto uno in ciascuna regione e per la Toscana l’indicazione è di crearlo nel capoluogo – dice il direttore dell’Udepe (Ufficio distrettuale esecuzione penale esterna) di Pisa, Rossella Giazzi –. Auspichiamo però che la lunga esperienza maturata in materia nel territorio pisano e confluita in questo protocollo organico possa spingere per la creazione di un secondo centro regionale, proprio all’ombra della Torre e al servizio di tutta la Toscana costiera».
Per Stefano Carboni (Arnera) «è l’inizio di un percorso strutturato e formalizzato sulla giustizia riparativa e la tutela dei diritti delle vittime di reati». «È una novità importante», aggiunge Daniela Conviti (Controluce). «La rete – continua Alessandro Carta (Il Simbolo) – può essere un’opportunità di crescita».
“Siamo felicissimi di essere parte di questo protocollo», conclude Angela Giacovelli, presidente della neonata associazione Cen-Vit.l
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