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Il caso

Danno erariale: dopo 18 anni tre ex consiglieri di Pisa non hanno ancora pagato

Danno erariale: dopo 18 anni tre ex consiglieri di Pisa non hanno ancora pagato

Chiesta ad alcuni rappresentanti dell’ex assemblea la restituzione di oltre 51mila euro

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PISA. Dopo 18 anni il Comune di Pisa intende passare all’incasso (che per ora è stato solo parziale) delle cifre mai restituite all’amministrazione da parte di alcuni consiglieri comunali che nell’ormai lontano 2005 (parliamo della legislatura 2003-2008) diedero il proprio parere favorevole alla rideterminazione del gettone di presenza provocando, secondo quanto sentenziato dalla Corte dei Conti, un danno erariale alle casse pubbliche per oltre 300mila euro. Una vicenda che coinvolse sia i consiglieri comunali dell’epoca che i funzionari dell’amministrazione e sulla quale non mancò di sollevarsi un bel polverone politico con dichiarazioni di fuoco dell’allora primo cittadino. Adesso, quasi venti anni dopo la decisione adottata tra le critiche dalla Corte dei Conti (con sentenza in primo grado e in appello rispettivamente del 2014 e del 2016), la “vecchia storia” del danno erariale sbuca fuori di nuovo. Perché nella lista dei “debitori” nei confronti dell’ente pubblico, secondo quanto stabilito dalla magistratura contabile, ci sarebbero ancora alcuni ex politici pisani.


La riscossione coattiva

Con un provvedimento dirigenziale di pochi giorni fa il Comune di Pisa, ricapitolando a sommi capi la vicenda, fissa alcuni punti. Tra i consiglieri ai quali era stato imputato il danno erariale alcuni hanno pagato, altri hanno chiesto e ottenuto la rateizzazione ma in qualche caso, nel tempo, hanno finito per non pagare più le rate, altri ancora non hanno mai tirato fuori un euro. E resta un conto da 51.088,5 euro di cui il Comune ora chiede conto. E lo fa dando mandato a Sepi la società di riscossione dell’ente, di recuperare i crediti vantati nei confronti dei tre creditori rimasti.

L’origine del casus belli

Ma val la pena far un passo indietro per capire da dove nasce la vicenda. Con una delibera di consiglio, la numero 34 del 9 giugno del 2005, il consiglio comunale di Pisa ridetermina il valore del gettone di presenza e l’indennità di funzione dei consiglieri comunali. Per la precisione viene introdotta l’indennità mensile a scapito del gettone di presenza. Per la Corte dei Conti, con questa scelta, i consiglieri avrebbero percepito più soldi rispetto a quanto consentito, causando un danno alle casse comunali. E per questo motivo furono chiamati in causa 14 degli allora eletti in consiglio, quelli che avevano votato a favore della delibera. Non solo. La Corte dei Conti contestò l’adozione del provvedimento anche a due dirigenti per non aver esercitato il dovuto controllo sull’atto amministrativo.

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