Il dolore
Fiaccolata per Barbara Capovani, la testimonianza del collega: «Anche io aggredito da un paziente, mi salvò lei»
L’eredità della psichiatra uccisa nelle parole della figlia Alice: «Studia e pensa sempre al bene dei tuoi pazienti»
PISA. «Studia, lavora più di tutti gli altri e pensa sempre al benessere dei tuoi pazienti». È racchiuso in questa frase, pronunciata da Alice, la figlia della dottoressa Barbara Capovani, il testamento morale lasciato dalla psichiatra alla sua primogenita. E lei ha voluto ricordare sua madre, e allo stesso tempo ringraziare tutti i colleghi, che ieri pomeriggio (mercoledì 3) hanno voluto partecipare al consiglio straordinario promosso dall’Ordine dei Medici di Pisa riunitosi nell’auditorium della Camera di Commercio di Pisa.
La famiglia
Alice, specializzanda in Ginecologia, ha seguito l’intera iniziativa seduta in prima fila, accanto ai suoi fratelli e agli altri familiari, tra cui la mamma della dottoressa aggredita e uccisa all’esterno dell’edificio dove lavorava al Santa Chiara.
Oltre alle parole, tante e belle, a tratteggiare una donna e un medico eccezionale, e i tantissimi ricordi, tra commozione e rabbia, anche un atto concreto: l’istituzione di una borsa di studio alla memoria della dottoressa Capovani che andrà a sostenere il percorso di giovani medici. «Questa idea sarebbe piaciuta sicuramente alla mia mamma – ha detto Alice – Fin da piccola ho respirato la medicina in famiglia. È stata lei che mi ha insegnato a fare i primi prelievi tra le mura domestiche, con tutti gli altri membri della famiglia sottoposti alle mie torture, usando come laccio emostatico il nastro per fare i pacchetti regalo. Una passione, quella per il suo lavoro e i suoi studi, che mia mamma ha sempre trasmesso a tutti, come una vera e propria missione».
L’Ordine dei medici
Tantissimi i colleghi seduti in auditorium, ma anche le istituzioni erano presenti al fianco dei familiari di Barbara Capovani: il prefetto Maria Luisa D’Alessandro, il sindaco Michele Conti e il questore Gaetano Bonaccorso. Con loro anche il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, arrivato a Pisa, insieme al vicepresidente Giovanni Leoni e al segretario Roberto Monaco. «Oggi è il giorno del silenzio, del cordoglio e delle lacrime – ha detto Anelli –. Il giorno della vicinanza alla famiglia, agli amici di Barbara Capovani, ai colleghi che con lei hanno lavorato e che l' hanno assistita sino agli ultimi momenti. Ma anche il tempo dell’azione. Per questo dal governo attuale, che ha dimostrato sensibilità e prontezza di azione, ci aspettiamo una risposta: la violenza contro gli operatori sanitari sia priorità dell'esecutivo e priorità di ordine pubblico». Di risposte alla violenza continua nei confronti dei medici ha parlato commosso anche il presidente dell'Ordine dei Medici di Pisa, Giuseppe Figlini. «Barbara era una psichiatra – ha detto Figlini – e la psichiatria soffre ancora di più di questo strano abbandono politico della sanità pubblica. Ogni Regione si muove a suo modo, il personale diminuisce ed è allo stremo, si fatica a dare risposte ai bisogni di chi soffre di disagio mentale. Il Ministro Schillaci ha insediato tavoli per la psichiatria e per a responsabilità per colpa professionale. Dobbiamo quindi spiegare al Ministro che questo è il momento del coraggio se vogliamo salvare la sanità pubblica, una delle più grandi conquiste civili del nostro Paese». A ricordare Barbara Capovani è stato anche il rettore Riccardo Zucchi, Silvia Briani, direttrice dell’azienda ospedaliero universitaria e Giacomo Corsini, direttore sanitario dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest. E poi è stata la volta dei colleghi di reparto, quei medici che hanno condiviso con la dottoressa Capovani la responsabilità del servizio offerto presso il reparto dell'ospedale Santa Chiara.
I colleghi
Al microfono si sono succeduti gli psichiatri Alfredo Sbrana, Luca Biasci, Isabella Gepponi, Concettina Mastrocinque, Claudia Del Grande e Luigi Piz. Ed è stato proprio il dottor Piz a tratteggiare il coraggio che Barbara Capovani metteva ogni giorno nello svolgimento del suo lavoro. «È stata lei – ha detto Pez – a salvarmi da un'aggressione di un paziente mentre lo stavo visitando, nella stessa struttura dove lei ha trovato la morte. Barbara lo ha placcato, salvandomi. Lei era la migliore tra tutti noi e adesso non c'è più».
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