Il Tirreno

Pisa

Il delitto di Pisa

Psichiatra uccisa, la magistrata e amica di liceo: «Vi spiego perché medici e giudici sono impotenti»

di Pietro Barghigiani
Psichiatra uccisa, la magistrata e amica di liceo: «Vi spiego perché medici e giudici sono impotenti»

Polidori: «Gli strumenti giuridici esistenti non sono quelli che servono». Il rettore Zucchi ricorda i valori di Barbara Capovani: «Mia moglie medico ha paura»

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PISA. Barbara Capovani è scomparsa, ma è destinata a non morire mai. Il suo sacrificio potrebbe essere il tributo su cui fare leva per modificare un sistema che a ogni livello, dalla politica agli operatori, viene definito lacunoso e capace di esporre a rischi i sanitari. L’esempio tragico della psichiatra è diventato il vessillo della categoria che invoca una nuova legge. Nel corso della cerimonia alla Sapienza, tra ricordi di amici e colleghi della psichiatra, le parole della dottoressa Eleonora Polidori, magistrata, presidente della sezione civile del Tribunale di Pisa, hanno chiarito uno stato di necessità di cui il medico è stato una vittima.

«Barbara era la mia compagna al liceo classico – esordisce – . Avverto un profondo senso di impotenza. Lei come medico, io come magistrato. Gli strumenti delle nostre professioni non sono stati sufficienti a proteggerla. Il lavoro deve essere tutelato. E avverto anche un senso di ingiustizia. Non sarebbe dovuto succedere e non può succedere una cosa del genere».

Il magistrato non lascia cadere l’impegno che da mesi vedeva Capovani lavorare per un convegno in collaborazione con Tribunale, Procura e Ordine degli avvocati sul tema della sicurezza nella sanità.

«Mi faccio una domanda di cui conosciamo la risposta – aggiunge – . Ce l’ha data Barbara. Lei si era posta il problema della sicurezza. L’avevo incontrata di recente con i miei colleghi. Il confronto verteva sugli strumenti giuridici riferiti a un problema di cui poi lei ha subìto le più estreme delle conseguenze. Le nostre risposte sono parziali. Attualmente gli strumenti di magistrati e medici non sono quelli che dovrebbero essere».

Per la presidente Polidori la reazione deve essere quella di portare avanti il convegno su cui era impegnata la dottoressa. «Non fermiamoci, portiamo avanti il progetto di Barbara – conclude – . Dedichiamo alla sua memoria il convegno. Va sensibilizzato anche il parlamento per arrivare a una legge che rimuove le carenze di un sistema che riguarda i malati mentali. Serve coniugare la dignità del paziente con la tutela di chi lo cura».

Nel ricordo del prefetto Maria Luisa D’Alessandro, la figura della psichiatra emerge nitida.

«Una professionista che partecipava alle riunioni sempre con l’impegno di farsi carico dei pazienti – sottolinea il prefetto – . Una presenza concreta, la sua, con un rispetto per il malato e le famiglie che ai miei occhi la rendeva davvero una grande persona. Il suo scopo era quello che tutti stessero bene. Spero che il sacrificio possa generare soluzioni per questo problema».

Cita un aneddoto personale il rettore Riccardo Zucchi per dare il senso di una professione medica sempre più pericolosa

«Mia moglie è un medico di base – confida alla platea della Sapienza – . Quando va a visitare una persona problematica o psichiatrica mi avverte prima: “Se non mi senti, chiamami tra un quarto d’ora”. Questo per dire che la dottoressa Capovani è un medico eroe al pari di quelli, all’epoca di malattie infettive, deceduti durante il Covid solo come effetto del loro lavoro, curare i pazienti. È stato fatto abbastanza per salvarla? La risposta è negativa. In tutte le civiltà la consolazione di chi resta è di riferirsi ai valori di chi non c’è più. Dobbiamo far rivivere i valori della dottoressa, la sua vitalità, il suo entusiasmo per il lavoro». Un collega della vittima, il professor Andrea Fagiolini, ha informato che il paziente a Siena che ha ricevuto i polmoni di Capovani sta bene. Dopo il cuore donato a un bimbo, un altro dono della psichiatra uccisa.

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