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Il mercato degli affitti

Pisa, troppi fondi commerciali sfitti: «Necessaria la cedolare secca»

Pisa, troppi fondi commerciali sfitti: «Necessaria la cedolare secca»

Confesercenti: a livello locale anche un tavolo fra operatori e Comuni

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PISA. «Il fenomeno dei fondi commerciali sfitti sta sempre più prendendo piede nel centro storico di Pisa. Anche le catene o i franchising che negli anni passati avevano comunque reso meno evidente questo problema, stanno sempre di più riducendo i punti vendita per contenere i costi. Occorre quindi da una parte favorire l’affitto commerciale, riducendo i costi per il proprietario, e dall’altra incentivare aperture mirate per rendere appetibili nuove attività».
È il responsabile area pisana di Confesercenti Simone Romoli a provare a dare una risposta ad un fenomeno che, complice anche la crisi Covid, sta estendendosi sia nel centro storico che in periferia, e cioè quello dei fondi commerciali sfitti. «Secondo noi – spiega – un primo passo deve essere innanzitutto il ritorno della cedolare secca per gli affitti commerciali, misura introdotta con effetti positivi dalla Legge di Bilancio 2019 solo per quell’anno e non più prorogata. Misura che consiste nell’applicazione di un’aliquota agevolata sul canone annuo di locazione in sostituzione dell’Irpef e delle addizionali. Riteniamo quindi positivo l’annuncio del governo di rilanciare questo provvedimento con la prossima riforma del fisco, tanto che la cedolare secca è attualmente prevista all’interno della bozza del disegno di legge delega».
La cedolare secca, ricorda Romoli, è un sistema di tassazione alternativo al regime ordinario; si può definire tassazione agevolata, perché prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef sul contratto d’affitto, al momento solo abitativo, con aliquota pari al 10 per cento, per affitti a canone concordato e al 21 per cento, sul contratto d’affitto a canone libero. Inoltre, chi decide di aderire alla cedolare secca non dovrà pagare le imposte di registro e di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, rinnovi, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. Adesso è valida solo per i contratti d’affitto stipulati nel 2019.
Se questo provvedimento può incentivare una ripartenza del mercato degli affitti commerciali, secondo Romoli sono necessari anche interventi a livello di amministrazioni locali: «Bisogna partire dai dati per valutare innanzitutto le esigenze delle singole città e dei rispettivi centri storici. Capire di cosa c’è più bisogno e cosa invece è opportuno evitare. Suggeriamo di istituire un tavolo con la Camera di Commercio e i Comuni per svolgere un’indagine socioeconomica con gli operatori e le realtà commerciali presenti, in modo da avere una fotografia definita delle situazioni. L’obiettivo è avere una mappatura precisa di quello che serve all’interno di una determinata realtà, in modo tale da intervenire in maniera più mirata. Potremmo ad esempio scoprire – conclude il responsabile area pisana di Confesercenti – che in quel centro storico è più conveniente aprire una certa tipologia di attività piuttosto che un negozio di abbigliamento, o ancora che c’è una densità troppo alta di pubblici esercizi, o che serve una gelateria. Una parte del percorso riguarda anche l’equilibrio domanda-offerta tra i proprietari dei fondi sfitti e i negozianti. In modo tale da incrociare in maniera sempre più efficace le esigenze degli uni e degli altri».
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