Gioco
Pisa, lettera anonima al Comune: scende una coltre di silenzio dopo i veleni scaricati sul palazzo
Da destra a sinistra nessuno commenta il caso delle assunzioni dei parenti
PISA. La velocità con cui circola tra chat e social è inversamente proporzionale al numero dei commenti ufficiali. Di quelli ufficiosi è inutile tener conto. La lettera del corvo in cui sparge veleni su una serie di amministratori abbinando parentele e assunzioni in aziende pubbliche e società partecipate, non ha prodotto alcuna presa di posizione. Il silenzio è trasversale. Dall’estrema sinistra alla destra nessuno si è palesato. Eppure non mancano i grafomani che discettano su tutto e tutti e che più volte al giorno compaiono nelle caselle di posta elettronica su temi a volte alti, ma di portata non locale.
Sul corvo il mutismo è totale. «È un’operazione di sciacallaggio» confida un esponente della sinistra che chiede l’anonimato. Già, l’anonimato. È la forza dei corvi che mescolano vero e verosimile. Alludono e ammiccano. La lettera svolazzava da tempo, ma solo quando è planata tra le mani dei consiglieri comunali ha avuto un’impennata di destinatari. Qualcuno escluso dai concorsi, un avversario politico che pensa di screditare il centrodestra, un deluso della giunta Conti. Dare una cornice al corvo non è un esercizio complesso. Risalire all’autore sì. Nel foglio “La familiarità in questo Comune e...altro” nel mirino sono finiti il sindaco Michele Conti, l’assessore Filippo Bedini, il deputato Edoardo Ziello, il consigliere regionale Diego Petrucci e altri persone senza incarichi politici, ma di area centrodestra. Rapporti sentimentali e parentele vengono elencati con assunzioni in Pisamo, Sepi, Teatro Verdi e Motorizzazione. Nel caso di Petrucci la persona citata è arrivata seconda al concorso e non è stata assunta. Ma solo aver partecipato al concorso per il corvo è sinonimo di “familismo”. Il silenzio è bipartisan. «È bene che ognuno guardi in casa sua» riflette a mezza bocca un amministratore Pd.
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