Italia
Pisa: il pacco, l’allarme bomba nel palazzo e la scoperta. Ecco cosa è successo
Un corriere lascia uno scatolone all’ingresso di un condominio in via Cervino: il destinatario nega di aver fatto ordini online. Spunta una miccia e arrivano gli artificieri della polizia di Stato da Livorno
PISA. Potrebbe essere un avvertimento personale. Ma su questo faranno luce le indagini. Rimane aperta anche la pista dello scherzo di cattivo gusto. Di certo c’è l’allarme scattato nella mattina venerdì 31 marzo nella zona della Cella, in via Cervino. Un sospetto pacco bomba ai piedi di un condominio, l’arrivo di tre volanti della polizia, il loggiato dell’immobile isolato in via precauzionale e l’arrivo del reparto artificieri. Ad avvertire le forze dell’ordine è stato il giovane, residente nel palazzo, indicato come destinatario del pacco. «Ma io non ho ordinato niente e non aspettavo alcun pacco», ha spiegato alle forze dell’ordine. Ore di apprensione terminate con l’incredulità degli specialisti intervenuti per mettere le mani sullo scatolone di cartone che ha fatto attivare i protocolli di sicurezza.
La chiamata
La telefonata alla polizia è partita attorno alle 12,30. A parlare è un ragazzo residente al civico 30 di via Cervino. Spiega che gli ha appena citofonato un corriere lasciando all’ingresso del condominio un pacco. C’è scritto il suo nome in qualità di destinatario, ma lui nega di aver fatto ordini di qualsiasi tipo nelle ultime settimane. Riferisce inoltre di abitare in zona soltanto da pochi mesi. Poi il particolare che attiva gli agenti della questura. «L’ho aperto appena – dice il giovane alla polizia – e ho intravisto una miccia. Quindi ho richiuso subito». È il momento esatto in cui a La Cella scatta l’allarme bomba.
Il primo sopralluogo
Dopo pochi minuti gli agenti sono sul posto. Con la massima cautela aprono il pacco quanto basta per intravederne il contenuto. E notano anche loro una lunga miccia, con altro materiale non meglio identificato al primo sguardo. Viene dunque avvertita la sala operativa della questura, che a sua volta manda in via Cervino la scientifica e il nucleo artificieri della polizia di Stato di Livorno. Nell’attesa gli agenti cercano di raccogliere ulteriori elementi per capire l’origine, e soprattutto lo scopo, di quel pacco sospetto inviato all’insaputa del destinatario. Ma i punti interrogativi restano.
Gli artificieri
È il primo pomeriggio quando arrivano gli artificieri, che si mettono al lavoro ispezionando lo scatolone. Scoprono che all’interno è contenuto materiale pirotecnico, di quello che si utilizza il 31 dicembre per salutare l’anno vecchio e celebrare quello nuovo, per intendersi. Successivamente la questura fa sapere che «il pacco conteneva alcuni metri di miccia, oltre 20 petardi e altro materiale pirotecnico». Nella nota viene specificato poi che «il pacco non era pericoloso e non sarebbe potuto esplodere, dato che non era assemblato con inneschi». Avvertito il magistrato di turno, gli artificieri hanno portato via i petardi nell’attesa di avere il nulla osta della procura per la loro distruzione in un deposito specifico. Infine il passaggio che scongiura – almeno per il momento – scenari preoccupanti, per la città e per i residenti della Cella. «Indagini in corso. Da escludere – scrive la questura – allo stato delle evidenze attuali piste politiche o di matrice in qualche modo terroristica». Teoria avvalorata dal fatto che il pacco sia stato posizionato in un condominio, lontano da palazzi pubblici o caserme delle forze dell’ordine.
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