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Pisa, chiedono i danni per un incidente mortale ma il testimone non convince: gli atti in Procura
Ipotesi di falsa testimonianza: si sarebbe ricordato di un’auto pirata dopo anni
SAN GIULIANO. Quella che era una richiesta danni per un incidente stradale con un’ipotetica auto pirata come causa dello schianto mortale, diventa un fascicolo della Procura a carico del sedicente teste oculare per il reato di falsa testimonianza. La premessa è in là nel tempo. Si parte dal fuori strada in auto in cui a perdere la vita fu un 35enne che stava rientrando a casa, a Lucca. Erano circa le 6 del 14 febbraio 2010 e sull’Aurelia si consumò l’ennesimo incidente con lutto. All’apparenza senza testimoni.
Località Albavola, Arena Metato. L’automobilista di una Golf procede in direzione Pisa-Viareggio quando, nell’affrontare una curva, sbanda e finisce contro la massicciata ferroviaria. Nella carambola si ribalta e muore sul colpo. Per la polizia stradale l’alta velocità potrebbe aver avuto un ruolo decisivo. A distanza di quasi sei anni dal fatto spunta un sedicente testimone oculare. «La Golf è finita fuori dalla carreggiata per colpa di un’auto pirata» giura l’uomo che prima racconta nel novembre 2015 al fratello della vittima la sequenza che si è tenuto dentro per tutto quel tempo e poi la ripropone in Tribunale. Citare come causa di un sinistro un’auto pirata non è un elemento marginale. La legge prevede che in casi accertati di dolo o colpa nel provocare incidenti, anche mortali, con l’autore che poi sparisce, è possibile chiedere un risarcimento al Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada. In Toscana la compagnia di riferimento è la Unipol-Sai. È quello che hanno fatto i genitori e i fratelli del morto sull’Aurelia. Ma con un epilogo che non è stato quello sperato. Non solo il Tribunale pisano ha respinto la domanda di richiesta danni condannandoli a pagare a Unipol-Sai quasi 20mila euro di spese legali. Il giudice ha ritenuto falso e ingannevole il racconto del presunto teste inviando gli atti in Procura per valutare la falsa testimonianza.
Sulla base di quanto aveva riferito al fratello il presunto testimone, gli eredi sostenevano che «il sinistro sarebbe stato cagionato dall’ignoto conducente di un veicolo (Fiat Punto o Stilo di colore grigio scuro) rimasto non identificato, proveniente dalla corsia di marcia opposta. Quest’ultimo avrebbe invaso la corsia percorsa dal familiare, costringendolo a tentare una manovra di emergenza per evitare lo scontro frontale con l’altro mezzo. Per tale motivo, l’uomo avrebbe perso il controllo dell’auto, ribaltandosi».
In tre passaggi cruciali il Tribunale demolisce il contributo del testimone grazie al quale i familiari della vittima aveva intentato la causa contro Unipol-Sai per ottenere un risarcimento. Intanto, l’incontro casuale del teste con il fratello del deceduto. Parlando del più e del meno viene fuori che quella notte lui era sull’Aurelia e ha assistito all’incidente. Se c’era una conoscenza tra i due perché aspettare 5 anni e nove mesi per dire al fratello del morto che poteva essere utile il suo racconto di testimone oculare?
Altro elemento che per il giudice non torna quando sostiene di aver inseguito la presunta auto pirata e poi di essere tornato indietro. «Ricordo che a bordo della strada c’erano una macchina e alcune persone; non sono tornato indietro con l’intenzione di sincerarmi dello stato di salute del conducente dell’auto finita fuori strada in quanto non pensavo che si fosse fatto male». Comportamento anomalo quello di tirare dritto sul luogo di un incidente di cui si è stati testimoni con il sedicente responsabile in fuga. Infine, gli orari che non tornano nella versione ritenute inattendibile e mendace. L’incidente si è verificato verso le 6. 15 del mattino. Il testimone ha dichiarato di essersi messo alla guida del proprio veicolo subito dopo la chiusura «intorno alle 2,30 – 3 del mattino» della non distante (dal luogo del sinistro) discoteca a Torre del Lago nella quale avrebbe trascorso la serata. La sentenza: «Non è chiaro come il teste possa aver assistito a un incidente verificatosi almeno tre ore dopo il momento in cui si sarebbe messo in marcia per far ritorno a casa»l
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