Italia
Dalla laurea alla Scuola Normale fino alla vocazione per il sacerdozio: la storia di Roberto Zucchi, figlio del rettore
È entrato in seminario e ha ricevuto dall’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto l’ammissione agli ordini sacri del diaconato e del presbiterato
PISA. Nel cassetto una laurea in filosofia alla Scuola Normale. Nel libro dei ricordi più belli una storia d’amore lunga con una ragazza. Roberto Zucchi, 27 anni, figlio di Riccardo, rettore dell’Università di Pisa, e Angela, medico di famiglia, si è lasciato tutto alle spalle. È entrato in seminario e l’altra domenica, in occasione della festa di San Giuseppe, nella comunità pontederese di Oltrera in cui svolge il suo servizio pastorale, ha ricevuto dall’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto l’ammissione agli ordini sacri del diaconato e del presbiterato, uno dei primi passi nel percorso verso l’ordinazione. Guai, però, raccontarne il percorso come una svolta repentina. Nulla di più fuorviante. «La fede? Mi è stata trasmessa in famiglia con le parole e l’esempio di vita dei miei genitori» racconta, infatti, al settimanale diocesano Vita Nova ripercorrendo le tappe del suo cammino.
«Nella mia parrocchia di origine, la Sacra Famiglia di Pisanova, sono diventato chierichetto, un’esperienza che è stata importante per la mia vocazione perché già in quegli anni ho sentito nascere dentro di me una certa attrazione per la figura di Gesù e la vita del prete». Di strada da percorrere, però, c’è n’è ancora molta prima che l’idea e il desiderio di diventare sacerdote maturassero pienamente: dopo la cresima, infatti, «mi sono un po’ distaccato dall’ambiente della parrocchia, concentrandomi su altre cose, in particolare sullo studio. È nata in me la passione per la filosofia e ho scoperto l’amore per una ragazza, con la quale sono stato per diversi anni». Dunque, nel periodo universitario, tra studio, amori, amicizie e sport, «la fede era rimasta un po’ ai margini».
Eppure è proprio in quel periodo che in Roberto s’innesca la scintilla del dubbio. «Nonostante tutto non ero soddisfatto – dice –: sentivo che tutto quello che aveva caratterizzato la mia vita fino a quel momento non mi bastava più e che il momento di maggiore felicità era quello della messa domenicale, vissuta nel calore della mia comunità». Da qui la prima decisione importante. «Lasciai la mia ragazza per prendermi del tempo per pregare e riflettere – racconta – e proprio in questo periodo ho sentito in modo forte la presenza del Signore ed è tornata a farsi sentire in me l’attrazione per la vita del prete».
Nel percorso che lo ha portato al seminario e all’ammissione agli ordini sacri sono state determinanti alcune figure di sacerdoti. Prima di tutto, don Lorenzo Bianchi, il parroco della Sacra Famiglia, che «mi ha offerto la testimonianza di una vita cristiana bella e gioiosa, spesa al servizio dei fratelli». Poi don Tiziano Minnucci, parroco di San Biagio a Cisanello, «che io, però, ho conosciuto un pomeriggio d’estate, a cui ho subito confessato quello che avevo nel cuore – racconta Roberto Zucchi – e che mi è stato accanto con grande cura e attenzione. È anche grazie a lui che ho trovato il coraggio di iniziare il cammino dell’anno propedeutico per discernere sempre meglio la mia vocazione, al termine del quale ho deciso di entrare in seminario».
Quindi le esperienze di servizio pastorale a Calci, con monsignor Antonio Cecconi e don Luca Baù, e, ora, nella parrocchia di San Giuseppe a Pontedera, accanto a don Giorgio Karpinski.
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