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Elezioni a Pisa, Martinelli svela i piani: vincere al primo turno è il nostro obiettivo

di Francesco Loi
Elezioni a Pisa, Martinelli svela i piani: vincere al primo turno è il nostro obiettivo

Il candidato sindaco presenta il programma per “Pisa civica e progressista”: il centrosinistra tra politiche, regionali, europee si è sempre imposto in città

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PISA. «Sostenibile, solidale, policentrica, partecipata, moderna». Queste le cinque parole chiave per tratteggiare la Pisa del futuro vista da Paolo Martinelli, candidato sindaco della coalizione di centrosinistra, che ieri ha presentato ai Cappuccini, a San Giusto, il programma sul quale chiederà il voto dei pisani alle elezioni amministrative del 14 e 15 maggio.

Martinelli, perché ha scelto queste cinque parole?

«Sostenibile a livello ambientale e sociale. Nel futuro vedo una città che fa crescere le sue imprese e il lavoro, ma anche che è solidale e non abbandona chi resta indietro. Policentrica, perché tutti i quartieri devono essere curati e vitali. Partecipata, perché solo con il coinvolgimento diretto dei cittadini e prendendo le decisioni insieme si fanno le scelte migliori. Moderna, perché capace di uscire dagli schemi, di pensare nuovi modelli sostenibili di mobilità, di sviluppare l’immenso patrimonio di saperi e ricerca e di attrarre le imprese più innovative, di dotarsi delle infrastrutture che le servono, ma di mantenere alta l’attenzione sull’ambiente, di promuovere i diritti di tutte e tutti, e di essere europea, connessa con il mondo».

Il principale elemento di differenza rispetto all’amministrazione Conti?

«La partecipazione come modello e l’ambizione come motore. Dico l’ambizione perché, quando ti trovi fondi e progetti dalle amministrazioni passate e ti arrivano molte risorse dall’Europa, è giusto fare asfaltature e tappare le buche, un’amministrazione deve farlo, ma a Pisa basta questo? La sicurezza è peggiorata, il traffico è tornato a livelli insostenibili, il cartellone di eventi è inadeguato e nel battersi per le infrastrutture decisive, come i collegamenti ferroviari veloci, l’amministrazione è stata immobile. Il commercio è impoverito e non solo dal Covid, ma dall’assenza di iniziative. Manca una pianificazione industriale degna di questo nome, per creare posti di lavoro, attrarre investimenti, rendere Pisa quello che potrebbe essere, ovvero il riferimento europeo delle imprese nel campo dell’innovazione. Quando finiranno i nastri da tagliare, quale visione e progetto restano per il futuro della città?».

Nel suo programma si fa riferimento di nuovo all’area pisana da 200mila abitanti.

«Il Piano Strutturale Intercomunale Pisa-Cascina non basta. Abbiamo bisogno di una pianificazione urbanistica e territoriale su scala maggiore, a partire da tutti i comuni dell’area pisana, per costruire finalmente la città di 200mila abitanti. In questa logica serve, in sinergia con la Regione Toscana, una reale co-pianificazione strategica con tutti i comuni limitrofi e con i maggiori centri dell’area costiera, a partire da Lucca e Livorno. Nelle grandi sfide globali se ti chiudi nel tuo orticello e ti accontenti rischi poi di non contare niente».

Affrontiamo qualche tema “caldo”: come si rapporta alle questioni dell’aeroporto Galilei e alle ambizioni fiorentine?

«Il ragionamento è semplice, Pisa è attualmente l’aeroporto principale della Toscana. È strategico per la costa e per tutta la regione. Pensare di indebolirlo subordinando la sua crescita agli investimenti su Firenze è illogico, controproducente e ciecamente campanilistico. Dico forte e chiaro no a vincolare gli investimenti e le risorse per il Galilei alla questione pista di Peretola, che ha un suo iter con complessità note. Gli investimenti e i lavori previsti devono partire subito e il Galilei deve essere reinserito da Enac tra gli aeroporti strategici. Ne va del nostro futuro turistico, logistico ed economico. Su questo mi batterò senza risparmiarmi. Invece Conti che fa con il ministro delle Infrastrutture del suo partito, Salvini? C’è in gioco Pisa, non le appartenenze politiche».

E su Coltano e la base militare dei reparti speciali dei carabinieri?

«A Coltano devono tornare disponibili tutti i servizi essenziali e deve essere ripristinato un adeguato sistema di collegamento alla città. Sul progetto di una grande base militare ribadiamo il no a ogni intervento nel territorio di Coltano e in generale nel Parco, né che preveda consumo di suolo, riprendendo un percorso condiviso con la popolazione, l’Arma e tutte le istituzioni del territorio, mirato a individuare altrove una soluzione che minimizzi gli impatti».

La più grande partita urbanistica della città sarà il recupero e la trasformazione dell’area ospedaliera del Santa Chiara.

«Sarà un nuovo quartiere ed è fondamentale che appartenga a tutta la città, che ne integri vivibilità e connessioni, che non diventi una bolla isolata o un’isola per convegnisti. Deve appartenere ai pisani e avere tutte le funzioni di un quartiere. Deve rappresentare un collegamento viario snello tra Piazza dei Miracoli e il circuito museale dei lungarni, che vogliamo potenziare, e avere molto verde. L’area potrebbe anche diventare in parte attrattiva per grandi investimenti internazionali in ricerca: un’ipotesi da valutare».

Per formazione e provenienza ha un occhio di riguardo per il sociale. Quanto peserà?

«La pandemia ha evidenziato e accresciuto disuguaglianze, povertà, solitudini. Questa è la dura realtà che si cerca di nascondere dietro fantomatiche cartoline elettorali dal futuro pagate con i soldi dei pisani dall’attuale amministrazione. Per questo vogliamo riportare funzioni e aprire spazi di socialità in tutti i quartieri. La collaborazione con il terzo settore attraverso la coprogrammazione e la coprogettazione sarà fondamentale».

Qualche proposta?

«Prima di tutto il diritto alla casa, aumentare e riqualificare le case popolari, adibire a housing sociale immobili pubblici oggi abbandonati, incentivare gli affitti a canone concordato. Nel programma c’è poi il portierato di quartiere, uno sportello che aiuti i cittadini in questioni concrete come consegna pacchi, assistenza agli anziani, compilazione di documenti. Investiremo sui servizi e sul personale con la Società della Salute dell’area pisana per centrare i livelli essenziali delle prestazioni sociali. Gli assistenti sociali devono essere in numero adeguato e devono poter lavorare con contratti stabili. Prevederemo incentivi per la coabitazione degli anziani soli, nuovi modelli di assistenza domiciliare e politiche specifiche per l’invecchiamento attivo».

Lei insiste sempre sul tema della partecipazione, ma in che modo intende favorirla?

«È il nostro mantra, anche il programma lo abbiamo costruito così. Le decisioni vanno prese dopo il confronto con i cittadini. Istituiremo un assessorato itinerante nei quartieri e gli animatori di comunità. Rilanceremo su basi nuove i Ctp, con rappresentanti eletti tra i residenti italiani e stranieri, dai 16 anni in su, che saranno affiancati da una componente non elettiva di rappresentanti delle associazioni, dei soggetti del terzo settore e di altre realtà del territorio. Tutt’altra storia rispetto alla brutta copia dei vecchi Ctp approvata pochi giorni fa dalla giunta Conti a scopo elettorale».

Il suo obiettivo è portare Conti al ballottaggio?

«No, è vincere al primo turno: per questo abbiamo messo insieme una squadra politica e civica forte, coinvolto centinaia di persone per costruire il programma e il centrosinistra, dalle amministrative di 5 anni fa, ha poi sempre vinto a Pisa. Politiche, regionali, europee. Ce la faremo, daremo a Pisa un’amministrazione civica e progressista, aperta e moderna».

Ma con o senza il Movimento 5 Stelle nella coalizione?

«Il nostro è un progetto aperto. Abbiamo costruito il programma con tavoli a cui hanno partecipato anche esponenti del Movimento. Noi andiamo avanti e chi si vorrà unire condividendo valori e obiettivi è il benvenuto».

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