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Il caso

Pestaggio a due studenti a Pisa, cinque indagati: «Ci divertivamo così»

di Pietro Barghigiani
Pestaggio a due studenti a Pisa, cinque indagati: «Ci divertivamo così»

Per l’assalto del “branco” contro due universitari in piazza Dante la Procura chiude l’inchiesta: gli autori all’epoca erano minorenni

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PISA. Non sono sbandati. Sono studenti, qualcuno liceale, di quelle che per comodità possono essere definite famiglie normali. Di sicuro il contesto non è quello della marginalità. Eppure i cinque giovani, all’epoca dei fatti minorenni, indagati per lesioni personali in concorso, la sera del 19 febbraio di un anno fa si comportarono da teppistelli in libera uscita. La Procura della Repubblica del Tribunale per i minori di Firenze ha inviato ai cinque studenti l’avviso di chiusura delle indagini. L’inchiesta è chiusa. Furono i carabinieri a denunciarli dopo un pestaggio avvenuto di sera in piazza Dante ai danni di due universitari.

La banalità del “movente” fu la premessa di una storia vuota di contenuti. «Non c’è una ragione particolare, ci divertivamo così» risposero ai militari che avevano identificato quasi tutti i protagonisti dell’assalto. Residenti a Pisa, da poco maggiorenni, non furono coinvolti in una rissa. Dopo aver raccolto la testimonianza dei due amici picchiati, i carabinieri avevano subito orientato le indagini sull’aggressione gratuita. Uno stupido gioco con i ragazzi a recitare il ruolo dei prepotenti che controllano il territorio. E che con la violenza segnano i luoghi della movida.

«Erano in sette, otto, ci hanno picchiato senza un motivo – dissero ai carabinieri i due amici –. Si sono avvicinati attaccando discorso e poi hanno cominciato a pestarci». Non ci andarono piano i baby picchiatori. I due studenti universitari finirono al pronto soccorso da dove uscirono con prognosi di 15 e 10 giorni. I due furono circondati e colpiti ripetutamente con calci e schiaffi, anche dopo essere stati scaraventati a terra. «Un’aggressione determinata dalla mera voglia di “menare le mani”, per sconfiggere la noia, senza alcuna precedente provocazione» spiegarono al comando provinciale dell’Arma come bilancio della prima fase delle indagini.

Mettendo insieme le immagini della videosorveglianza della piazza e delle vie limitrofe, gli investigatori avevano imboccato la strada giusta sentendo oltre ai diretti interessati anche diversi testimoni. L’area è quella della movida, ma in questo caso gli eccessi di droga e alcol non sembrano essere gli ingredienti di una vicenda che è andata ad arricchire il campionario di disordini e turbolenze in piazza Dante. Quella del “branco” che si muove con le sue regole di prepotenza imposte da ragazzi di buona famiglia. Quelli che alternano studio e lezioni ai “ruoli” da bulli la sera nelle piazze più affollate tra locali e obiettivi da colpire.

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