Gioco
Ibra, ex clandestino con il sogno di costruire un futuro in Senegal ai suoi connazionali
L’appello del vice presidente della comunità senegalese di Pisa, e cittadino italiano dal 2017: «Chiedo aiuto ai miei concittadini pisani per mettere in piedi un progetto agricolo e una scuola»
PISA. Il suo sogno è quello di costruire una scuola superiore in Senegal, nella regione di Kaolack, che possa portare il nome di suo padre, e permettere a tanti giovani di continuare a studiare. E allo stesso tempo aiutare i suoi connazionali a realizzare un pozzo artesiano per irrigare i campi e iniziare così una produzione di ortaggi e piante da frutto.
Ibrahima Dieng, 45 anni, vice presidente della comunità senegalese di Pisa, e cittadino italiano dal 2017, ha le idee ben chiare.
«Ho due progetti che mi stanno particolarmente a cuore – afferma – e vorrei realizzarli con l’aiuto di tutti i pisani di buona volontà. In molti, in questi mesi, mi stanno dando una mano, dalla Chiesa Valdese Pisana allo studio dell’ingegner Paolo Galantini che ha realizzato il progetto della scuola, ma le spese da affrontare sono tante e come si dice: l’unione fa la forza». Ibra è uno dei tanti immigrati giunti nel nostro Paese che è riuscito a cambiare vita e adesso vuole dare una mano a chi è rimasto in Senegal e non riesce a vivere dignitosamente. Dal 2002, Dieng lavora nell’officina del negozio di cicli Papini, in lungarno Pacinotti, un lavoro che ama e che gli ha permesso di comprarsi anche una casa dove vive con i suoi cari.
«Devo tutto alla famiglia Papini, a Carlo in particolare, – racconta Ibrahima – che mi ha permesso di voltare pagina. Mi ha aiutato quando io vendevo per strada. È stato lui ad accogliermi nella sua azienda e grazie a Marino Martini, un altro dipendente che adesso non c’è più, ho potuto imparare il mestiere. Io non sapevo fare niente, ma al suo fianco ho acquisito una professionalità e adesso mi occupo della riparazione e della preparazione delle bici del negozio con la responsabilità dell’officina in vicolo del Porton Rosso». Ibrahima è sempre stato molto attivo a livello di comunità pisana. Lui che conosce bene la paura, il dolore e la fatica di chi deve lasciare la propria terra per cercare fortuna altrove, senza avere niente in tasca.
«È la fame – racconta ancora – che ti impone questo. Io sono rimasto orfano di padre quando ero molto giovane. Ero il primo, avevo la responsabilità dei miei fratelli più piccoli e di mia madre e non ho avuto grande scelta».
Grazie ad un zio che abitava a Santa Croce sull’Arno, ed che ha impegnato la sua auto per fargli ottenere i soldi necessari per arrivare in aereo in Europa, Ibrahima ha fatto tappa a Parigi e poi a Pisa. «Sono stato anche un clandestino – non lo nego – ho fatto diversi lavori ambulanti, fino alla svolta con Carlo Papini, che ho conosciuto mentre vendevo davanti al suo negozio». Adesso Dieng è pronto a ricambiare la tanta generosità ricevuta nel nostro Paese con qualcosa di concreto per chi è rimasto nel suo Senegal.
«In città – afferma ancora – ho trovato tante persone di cuore che mi hanno dato la forza di continuare a lottare per un futuro migliore». E in questo futuro Ibra ha messo al primo posto due grandi progetti a partire dalla costruzione della scuola superiore, nel comune di Gagnick in Senegal, che possa assicurare una formazione adeguata a chi vuole proseguire gli studi e la realizzazione di un pozzo artesiano.
Una iniziativa, quella della scuola, nella quale Dieng sta mettendo tutto sé stesso, lui che nel corso del tempo è riuscito a inviare alla sua comunità d’origine grandi quantità di farmaci, macchinari medici, persino un’ambulanza, contando sulle reti di solidarietà che ha saputo costruire con la sua determinazione e il suo contagioso entusiasmo. Ma non solo.
«Chi avesse una trivella magari anche non funzionante – conclude – potrebbe metterla a disposizione della nostra comunità in Africa per costruire un pozzo artesiano. Con i miei risparmi ho acquistato un grande appezzamento di terra e vorrei aiutare i miei connazionali a mettere su un’attività agricola e creare lì un lavoro dignitoso, senza dover lasciare per disperazione la propria terra come è accaduto a me». Le donazioni per la scuola sono raccolte dalla Chiesa Valdese, attraverso l’Iban IT80G0306914010100000008926 con la causale “Scuola in Senegal”, mentre per la trivella ci si può rivolgere direttamente a Ibrahima.
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