Sicurezza
Lo sparatore del Cep finisce in cella
Nel 2018 colpì quattro avventori di un bar dopo un rimprovero per la velocità in moto. Trovato con il fratello in una pizzeria nel Sassarese: deve scontare 9 anni e 4 mesi
PISA. Finisce in una pizzeria in provincia di Sassari la libertà di Patrizio Giovanni Iacono, il 26enne conosciuto come lo sparatore del Cep. Il 9 febbraio 2018 il giovane sparò una serie di colpi di pistola contro quattro avventori della Caffetteria Tirreno per punirli dopo i richiami per i passaggi in moto un po’ troppo veloci e rumorosi.
Condannato in abbreviato in primo grado a 15 anni e 9 mesi per tentato omicidio verso due persone, lesioni personali e detenzione illegale di armi, Iacono in appello aveva ottenuto uno sconto di pena: 9 anni e 4 mesi per la riqualificazione di un caso di tentato omicidio in lesioni aggravate. Dopo aver passato 7 mesi in carcere, Iacono già nell’aprile 2019, al tempo dell’appello, era tornato in libertà. Poi nell’aprile 2021 il no della Cassazione al suo ricorso.
«Iacono era colpito da un provvedimento della Procura della Corte d’Appello di Firenze perché doveva scontare una pena di nove anni e 4 mesi – spiegano in questura a Sassari – . Era “quasi” latitante poiché non era ancora stato notificato il decreto».
Giovedì sera è stato arrestato in una pizzeria insieme con il fratello Dimitri, 31enne, uscito da poco dal carcere di Volterra dove aveva scontato una condanna per concorso morale in omicidio.
La cattura dei fratelli Iacono è stata burrascosa e conclusa dopo un inseguimento. Addosso a Patrizio Iacono sono stati trovati una pistola Beretta 7.65 oltre a 5.900 euro. Dimitri era invece in possesso di una Sig Sauer calibro 45 mentre un’altra 6.65 è stata rinvenuta nel vano portaoggetti della loro automobile. Nel covo dei due gli agenti della squadra mobile hanno scoperto stupefacenti e apparecchiature per la conservazione della marijuana.
Gli investigatori sassaresi ora vogliono capire se alcuni episodi avvenuti di recente ad Alghero, come incendi di auto, tentate estorsioni o quant’altro, siano riconducibili ai due fratelli.
Patrizio Iacono avrebbe vantato con gli agenti la figura di Matteo Messina Denaro e i suoi 30 anni di latitanza.
Dopo l’arresto Iacono scrisse una lettera al Tirreno: «Non volevo uccidere. Quello che ho fatto non l’ho fatto, come dicono, per un banale richiamo. Le cose non stanno così, avevo le mie ragioni. Queste sono le mie vere parole, ho avuto le mie ragioni per sparare anche se so di aver sbagliato, non ho chiesto e non chiederò scusa alle quattro persone, non sono pentito di niente. Pentito non fa parte del mio vocabolario. Le persone dovrebbero prendersela con quei prepotenti che mi hanno aggredito in gruppo».
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