Gioco
Addio Mary, storica ristoratrice: lasciò il posto fisso per inseguire il suo sogno
Quella sera nel 1970 (dopo un Pisa-Genoa) in cui inventò le penne che portano ancora il suo nome
VECCHIANO. Un volto, una storia. Succede nei paesi dove la vita di chi avvia un’attività commerciale diventa patrimonio di una comunità. Un’appartenenza che diventa condivisione e orgoglio.
L’esistenza di Meri Malfatti, scomparsa a 84 anni, è il racconto di chi scelse la passione dell’impresa lasciando il posto da dipendente. E costruendo con impegno e abnegazione un locale, il ristorante-pizzeria “Da Mary”, che da oltre 50 anni è una piccola istituzionale che supera i confini di Nodica.
Meri lavorava in una cooperativa, il marito, Luciano (scomparso 30 anni fa) era alle dipendenze dei Salviati nella tenuta di San Rossore. Mollano il posto e decidono di aprire un ristorante. È il 1970. Ed è la fortuna della famiglia Vatteroni che ora con il figlio Michele, la moglie Pina e il figlio Simone porta avanti il “marchio” fondato dalla Mary.
«Da qualche anno mamma non stava bene e si era ritirata – ricorda Michele – . Negli ultimi giorni ha avuto un infarto intestinale con perforazione e non ce l’ha fatta. Ma l’attività è tutta opera sua e di papà che purtroppo è mancato troppo presto».
La memoria del figlio è piena di aneddoti e scene con una mamma imprenditrice che a un certo aveva dovuto mandare avanti famiglia e locale senza il marito. Sacrifici e dolori ripagati dalla famiglia rimasta al suo fianco.
«Era una donna schietta, se doveva dire qualcosa lo diceva senza farsi tanti problemi» aggiunge Michele che ricorda volentieri la nascita di un piatto che resiste da 53 anni nel menu del ristorante.
«Ci sono clienti affezionati che lo chiedono senza neanche guardare la carta» chiosa il ristoratore con una soddisfazione che mette insieme orgoglio e amarcord. Il pezzo forte sono le “Penne alla Mary”. L’aneddoto risale alla sera del 25 gennaio 1970. Dopo un Pisa-Genoa concluso 2-0 per i nerazzurri, nel ristorante arrivano alla spicciolata un po’di tifosi pisani e la squadra genovese. «Avevamo avuto il pienone – racconta Michele allora 12enne che in casa ha sempre sentito volentieri la storia di quel 25 gennaio – . Mamma non sapeva cosa mettere in tavola. Allora ebbe un guizzo. Si inventò, con quello che aveva in cucina, le pennette battezzate poi con il suo nome. Funghi porcini, prosciutto cotto, panna, parmigiano e peperoncino. Fu un successone. Ancora oggi il piatto va alla grande». Il sindaco Massimiliano Angori porge il cordoglio dell’amministrazione.
L’ultimo saluto all’imprenditrice è previsto per oggi (lunedì 16) alle 16 nella chiesa di Nodica. Dalle 11 alle 14, 30 la salma è esposta in casa, sopra la pizzeria. Vita e lavoro, legame indissolubile.
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