Il Tirreno

Pisa

La sentenza

Sfregio sulle labbra di una bimba: ospedale di Pisa condannato a risarcire

di Pietro Barghigiani
Sfregio sulle labbra di una bimba: ospedale di Pisa condannato a risarcire

L’errore medico durante un intervento per rimuovere tonsille e adenoidi

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PISA. Un’operazione per togliere tonsille e adenoidi con un danno collaterale per la piccola paziente. Per un errore il medico provocò una cicatrice sull’angolo sinistro della bocca della piccola paziente. Che ora, a distanza di oltre undici anni dall’intervento, viene risarcita – dopo la causa avviata dai genitori – con oltre 26mila euro.

Lo ha deciso il giudice del Tribunale di Pisa, Laura Pastacaldi, riducendo di quasi la metà la richiesta iniziale della famiglia.

L’intervento

Era il 23 marzo 2011 quando la bimba fu sottoposta a un intervento chirurgico di “adenotonsillectomia e drenaggio transtimpanico bilaterale” all’unità operativa di Otorinolaringoiatra Audiologia e Foniatria dell’Azienda ospedaliera. Durante l’operazione, a causa «di un errore tecnico, era stata causata una “lesione in corrispondenza della commissura labiale di sinistra”, in seguito alla quale residua una cicatrice, ancora evidente, sul volto della bambina con conseguente danno estetico, nonché difficoltà nell’alimentazione».

L’accusa

Secondo i consulenti di parte «un trattamento tempestivo avrebbe garantito una migliore evoluzione e guarigione della lesione, ormai non suscettibile di correzione chirurgica». La piccola paziente fu anche portata al Meyer per un esame specialistico che non risolse il problema.

La colpa medica

Il Tribunale ha ritenuto appropriata la consulenza medico legale del professionista che «ha evidenziato che l’intervento chirurgico oggetto di causa è stato eseguito nel rispetto delle leges artis e best practies della scienza medica. Infatti, la scelta della tipologia di operazione chirurgica, in seguito ad una corretta diagnosi, è stata infatti ritenuta conforme e adeguata in relazione alle condizioni di salute della piccola paziente».

Cosa non ha funzionato

Aggiunge il giudice che «tuttavia, durante l’intervento la paziente ha riportato una lesione in corrispondenza della commissura labiale da ricondurre verosimilmente, secondo quanto emerge dalla consulenza tecnica svolta, ad un’ustione prodotta dall’apribocca a seguito di contatto dello stesso con il diatermocoagulatore. Da quanto accertato dal Ctu risulta provato il danno subito dalla bimba e il nesso causale con l’intervento praticato nella struttura ospedaliera convenuta».

La responsabilità

È stato dimostrato nel corso della causa che «la lesione è da ritenersi una complicanza da riferire ad un errore tecnico, che poteva essere evitata con una maggiore diligenza, prudenza e perizia nell’esecuzione di un intervento considerato di routine e poco rischioso. Inoltre, la cicatrice ipertrofica della lunghezza di circa un centimetro che permane sul volto della minore, oggi non correggibile chirurgicamente, avrebbe potuto evolvere in modo migliore se fosse stata oggetto di valutazioni specialistiche e trattata adeguatamente». La somma di queste negligenze è la condanna a risarcire i danni provocati alla bimba. 


 

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