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Maria Giuliana Civinini lascia il Tribunale di Pisa: «Vi spiego come ho risanato una situazione drammatica»

Pietro Barghigiani

	Maria Giuliana Civinini 
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Maria Giuliana Civinini 

Il magistrato traccia un bilancio alla vigilia della pensione: «C’erano impalcature e un arretrato abnorme, la tendenza è stata invertita»

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PISA. Un malato grave che dopo anni di cure è sulla via di una guarigione di cui alla fine tutta la comunità avrà un beneficio. La metafora sanitaria si addice a quelle che erano le condizioni in cui versava il Tribunale di Pisa quando nell’estate 2019 venne nominata alla presidenza Maria Giuliana Civinini (nella foto). Magistrato di lungo corso, solide esperienze all’estero anche per riscrivere le fondamenta giuridiche di Stati usciti da anni di dittature e caos legislativo, la dottoressa Civinini andrà in pensione l’8 gennaio. Al suo posto come reggente – in attesa della nomina del Csm dopo il vaglio delle candidature – è stata designata la dottoressa Beatrice Dani, attuale presidente della sezione penale.

Dottoressa Civinini, come pensa sarà ricordata la sua presidenza?

«Sicuramente per gli interventi di pronto soccorso (sorride, ndr) sia sul piano strutturale che su quello organizzativo per una ripresa dell’efficienza giudiziaria. Ovviamente sono cose che non si fanno da soli, ma sono il frutto di un lavoro collettivo tra magistrati e personale amministrativo che hanno compreso che non si poteva continuare su quella china in cui il Tribunale si era incamminato e che era tempo di aprirsi all’innovazione e a nuovi metodi di lavoro».

Era il periodo delle impalcature che ingabbiavano il palazzo. Per non dire dei ristagni d’acqua in più di un locale.

«Sì, era un Tribunale in difficoltà. Le impalcature, le infiltrazioni, l’aspetto esteriore restituivano l’immagine di un luogo bisognoso di cure. Molte le cose che aspettavano di essere affrontate».

Le cure erano necessarie anche per il motore della macchina, non solo per la carrozzeria.

«Abbiamo proceduto ai lavori sull’immobile, all’ammodernamento del sito, istituito il canale Telegram (900 iscritti, ndr) molto utili a livello di informazioni per i cittadini nel segno di una trasparenza da me sempre auspicata. Grazie a una convenzione con l’università di Pisa, tra stage e tirocini, è stato fatto un rinnovo a costo zero».

A livello di carichi di lavoro che situazione ha trovato e cosa lascia a fine mandato?

«Il settore penale al mio arrivo andava già abbastanza bene. All’ufficio gip c’era stata continuità per magistrati e personale amministrativo. E anche al dibattimento la risposta era efficace. Di sicuro era il settore civile quello che negli anni aveva sofferto di più con un arretrato che quando arrivai non esitai a definire abnorme».

Qualche esempio?

«Si sfiorava il 45 per cento delle pendenze. Ciò significa che quasi la metà dei fascicoli era datata con 3, 5 e anche 10 anni di iscrizione a ruolo. Mi ricordo un divorzio definito dopo un’iscrizione nel 2008. Le ragioni degli arretrati erano oggettive. Fascicolo passato da più giudici, un organico ridotto, accorpamento degli uffici di Pontedera. I colleghi si informavano per eventuali arrivi a Pisa e poi lasciavano perdere dissuasi da una mole di lavoro gigantesca».

Ora com’è la situazione?

«Quando sono arrivata a Pisa, il Tribunale era tra i 14 uffici giudiziari in Italia che produceva arretrato anziché smaltirlo. Grazie a una serie di misure organizzative e all’impegno dei colleghi e dei carichi di lavoro redistribuiti abbiano iniziato a invertire la tendenza. Ora siamo sul 33 per cento. Una percentuale che continua a essere alta, ma per effetto di quell’immenso arretrato abbiamo ricevuto anche risorse dal Pnrr altrettanto importanti».

Qual è la situazione della pianta organica per amministrativi e magistrati?

«Abbiamo 37 funzionari dell’ufficio del processo; 5 funzionari tecnici di amministrazione; 12 persone per la digitalizzazione; dal ministero ci hanno inviato 9 funzionari a tempo indeterminato. Nel personale amministrativo ordinario ci sono ancora scoperture, ma si sono ridotte in modo rilevante e oggi abbiamo la possibilità di gestire adeguatamente gli uffici. Siamo passati da 70 a circa 130 dipendenti compresi i contratti a tempo determinato».

E i magistrati?

«La pianta organica prevede 28 magistrati. Al civile sono 13, tre all’ufficio Gip-Gup e sette al dibattimento (monocratici e collegio). Prima dell’estate 2023 prenderanno servizio due magistrati nel penale e uno nel civile. Nel frattempo, ne sono arrivati due al civile e uno al penale».

Qual è il carico di fascicoli per magistrato?

«Nel settore penale le sopravvenienze erano molto alte, inferiori solo a Firenze. Siamo arrivati a 3mila fascicoli a magistrato per il monocratico negli ultimi anni. Nel civile siamo in linea con gli altri Tribunali della Toscana».

Il lockdown ha inciso sulla produttività?

«Nel civile sono stati attuati metodi di snellimento, trattazioni scritte e videoconferenze che hanno mantenuto il livello precedente aumentando gradualmente la produttività. Nel penale gli stop per la pandemia hanno influito di più, ma stiamo riprendendo molto bene con numeri pre Covid. Nell’ambito civile siamo a un tasso di smaltimento pari a 1,5. In pratica ogni cento fascicoli in arrivo ne chiudiamo centocinquanta. Stiamo aggredendo l’arretrato in modo imponente con un tasso di smaltimento molto alto. Sul fronte penale la produttività crescerà quando arriveranno i due nuovi giudici. La dottoressa Elsa Iadaresta è andata in pensione e la dottoressa Grazia Maria Grieco è stata trasferita. Abbiamo perso anche due giudici onorari».

Ci saranno novità anche all’ufficio Gip-Gup?

«Sì, dopo il pensionamento del dottor Pietro Murano a breve se ne andrà anche il dottor Donato D’Auria (in Cassazione, sezione penale, ndr) e il dottor Giuseppe Laghezza tra poco supererà i 10 anni nel ruolo. La prima certezza è il passaggio dal dibattimento all’ufficio Gip-Gup della dottoressa Eugenia Mirani. Con l’arrivo dei nuovi magistrati valuteremo eventuali applicazioni dei colleghi del dibattimento».

Un Tribunale che dopo le difficoltà si sta incamminando sulla strada giusta per dare risposte a cittadini e imprese.

«Certo. Quando ci sono cambiamenti, e dopo il mio arrivo ci sono stati, ci possono essere persone non contente. Ma alla fine penso abbiano capito che lavorare meglio per il servizio giustizia capace di dare soddisfazione ai cittadini è un traguardo per tutti. Il personale giudiziario si è sempre caratterizzato per essere motivato, un po’ come quello della sanità. Si va oltre il semplice dovere d’ufficio in aiuto ai cittadini in difficoltà in certi momenti difficili della loro vita. È una cosa che mi porterò nel cuore come un risultato di tutti, ma che mi fa piacere aver promosso. Sono convinta che il Tribunale quando arriverà al termine dei progetti Pnrr avrà eliminato l’arretrato. Che poi è la vera risposta di giustizia se fornita in tempi più che ragionevoli».

Sul civile gli interventi sono stati più massicci. E' stato creato un gruppo di lavoro specializzato su famiglia e soggetti deboli e vulnerabili.

«Gestisce tutto il contenzioso di settore. È una sorta di sottosezione modulata con risorse definite e con un’attenzione mirata. Un metodo che ha dato risultati di significativa celerità in un settore sensibile. La crisi della famiglia è crisi della società. Servono decisioni nell’immediato a tutela dei figli e, quindi, per il loro futuro. Devo dire che abbiamo un rapporto fantastico con i servizi socio-psicologici della provincia. Abbiamo creato un circolo virtuoso tra strutture sul territorio e Tribunale che consente di dare risposte veloci».

Dall’8 gennaio cosa farà?

«Continuerò a collaborare per alcuni progetti avviati con la Scuola Superiore della magistratura, ho ancora qualcosa da portare avanti con il Consiglio d’Europa e sono nel comitato di redazione della rivista “Questione giustizia”. Il diritto è una passione a cui non si può rinunciare e che non va in pensione».l

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