La manifestazione
«Mio fratello non si è ucciso»
L’appello-sfogo a distanza di quattro mesi dal ritrovamento dei resti di un 33enne. «Abbiamo fornito agli inquirenti nomi e situazioni, qualcuno è anche sparito»
PISA. «Sono passati quasi quattro mesi dal ritrovamento del corpo di Slaheddine e ancora non abbiamo risposte su come è morto».
Chokri Chamkhi è il fratello del 33enne tunisino, i cui resti furono trovati la mattina del primo settembre nella boscaglia in via Giordani “Ai Passi”. Un rinvenimento casuale dovuto all’attività di pulizia dell’area con un mezzo meccanico.
Passarono alcuni giorni prima che i carabinieri definissero, anche con la certezza del Dna, l’identità di quello scheletro. Ora il fratello, che vive e lavora a Pisa, con il quale fu comparato il campione genetico della vittima, chiede una parola che faccia chiarezza sulla fine del familiare.
Slaheddine da tempo aveva deciso di vivere una vita borderline, tra piccoli reati e spaccio da consumatore e per campare. È in quel contesto, per il fratello, che si devono coltivati spunti utili a scrivere una storia che secondo i familiari non può avere come finale quello del suicidio. Chamkhi sparì nel giugno 2021. Come ultimo domicilio aveva quello in cui conviveva con una ragazza lucchese. Il resto era avvolto nella precarietà rarefatta di chi spesso sparisce per motivi imposti dalle circostanze e non per libera scelta.
«Vogliamo risposte e verità – aggiunge Chokri che nella vicenda è assistito dall’avvocato Massimo Parenti -. All’epoca della sparizione indicammo agli inquirenti nomi e situazioni da approfondire. Chi era con lui negli ultimi tempi e chi era sparito all’improvviso».
Il suo cellulare si era spento, con l’ultima cella agganciata, nell’area della stazione di San Rossore, non lontana dal campo in cui sono stati trovati i resti. E il quartiere era quello in cui il 33enne si muoveva per i suoi piccoli giri di spaccio. Il rischio che possa aver accumulato debiti nel giro della droga era uno degli elementi già presenti al tempo della sparizione. E con il senno di poi potrebbe anche essere un movente per punire il nordafricano. Accanto al corpo, nei pressi di un albero, fu trovata una corda di un metro e mezzo, ma senza nodi. Ucciso sul posto o trascinato fin lì dopo essere stato ammazzato altrove? Da un esame esterno dello scheletro non emersero evidenti segni di violenza. Non ci sarebbero stati fori nel cranio, una conclusione sommaria compatibilmente con le condizioni del cumulo di ossa. L’indagine della Procura non è chiusa. E questo lascia sperare il fratello e i familiari in Tunisia in una soluzione che possa in parte pacificarli con una risposta di verità e giustizia.
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