Il Tirreno

Pisa

La storia

Alberto, il prof pisano salvato da un fegato nuovo: «Vi racconto la mia rinascita del 2016»

di Roberta Galli

	Il professore pisano salvato dal trapianto di fegato 
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Il professore pisano salvato dal trapianto di fegato 

Ora sta bene e il suo percorso lo deve al Cento trapianti di Pisa. «Un grazie a tutto il personale del reparto che ha sempre mostrato una grande professionalità»

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PISA. Da quasi sette anni la sua vita, segnata nel 2011 da una grave diagnosi, è completamente cambiata. E il cambiamento è stato possibile grazie ad un donatore rimasto anonimo un fegato nuovo. Questa è la storia del professor Alberto Landi, docente di chimica in pensione presso l’Istituto per Geometri Santoni di Pisa. Alberto Landi adesso ricopre la carica di segretario nell’associazione “Per Donare la Vita Onlus”. Anche lui, nel pomeriggio del 22 dicembre, era in prima fila agli Arsenali Repubblicani ad accogliere i tanti partecipanti all’incontro commemorativo e a portare avanti il messaggio del dono, soprattutto rivolto alle nuove generazioni.

La storia del professor Landi ha inizio nel 2011, quando da alcune analisi del sangue (lui è un donatore), il medico di famiglia capisce che alcuni valori delle piastrine si stavano alternando. Fu poi, sempre su consiglio del medico di base, una eco-addome tac a scoprire che il suo fegato era compromesso. «La mia seconda vita è iniziata nel marzo del 2016 quando ricevetti un fegato nuovo, da una persona a me rimasta sconosciuta. Ricordo ancora la sensazione di quando mi svegliai e nel momento in cui misi la mano sul mio addome e mi resi conto della fasciatura. Il mio pensiero andò allora a quella persona, chissà dove, che mi aveva permesso di continuare a vivere».

Il professor Landi sta bene e il suo percorso lo deve al Cento trapianti di Pisa. «Un grazie quindi – conclude l’ex docente – lo voglio rivolgere a tutto il personale del reparto che fin dalla fase precedente l’inserimento dei pazienti nell’elenco dei trapiantandi ha sempre mostrato una grande professionalità, continuata nella fase della degenza ed ora nell’attuazione dei protocolli per i controlli post trapianto».

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