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Omicidio alla Gamerra, la consulente Cattaneo: «Scieri morto nel giro di qualche minuto per le lesioni cervicali»

Pietro Barghigiani
Omicidio alla Gamerra, la consulente Cattaneo: «Scieri morto nel giro di qualche minuto per le lesioni cervicali»

Il processo in Corte d'Assise per la morte del parà siciliano nella caserma della Folgore

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PISA. «La produzione di alcune lesioni al dorso del piede in particolare e al polpaccio sinistro prima della caduta mortale del ragazzo sono difficilmente inquadrabili come accidentali. Le ipotesi su come sono state provocate non sono certe».

Lo ha detto ieri nell’udienza in Corte d’Assise la professoressa Cristina Cattaneo, consulente della Procura, chiamata a rispondere sul corpo di Emanuele Scieri, il parà trovato morto il 16 agosto 1999 nella Gamerra. La consulente ha lavorato sui resti dopo la riesumazione del cadavere decisa dalla Procura.

In aula ha ribadito quanto scritto nella relazione finale del suo incarico: «Si può ritenere che lo Scieri sia deceduto quasi sul colpo e/o immediatamente a causa di una caduta provocata da terzi, dalla scala, dopo aver subito delle violenze. La causa del decesso si traduce pertanto in lesioni cervicali midollari da politrauma contusivo da precipitazione. Il tempo di sopravvivenza è stato molto breve, con una morte che è sopravvenuta istantaneamente o quasi. La gravità delle lesioni riportate condusse ad un rapido arresto delle funzioni vitali, quantificabile in minuti».

Prima della consulente dell’accusa (pm in aula Sisto Restuccia) è stato concluso il controesame delle difese dell’allora ex compagna di Alessandro Meucci, il teste che sostiene che la sera del 13 agosto 1999 i due imputati (Luigi Zabara e Alessandro Panella) fossero nella camerata della caserma in preda all’ansia di un qualcosa di irrimediabile sentendoli dire: «L’abbiamo fatta grossa».

La donna, seguita da un’amministratrice di sostegno, ha risposto all’avvocato Andrea Di Giuliomaria (difensore Zabara con la collega Mariateresa Schettini, Andrea Cariello per Panella) con difficoltà con pause e vuoti memoria. In un verbale la donna disse che lo stato d’ansia di Meucci all’epoca dipendeva dalla morte dei genitori in un incidente stradale. Almeno così lui le aveva riferito. In realtà i genitori erano vivi. Altro elemento raccontato da Meucci e non ricordato dall’ex fidanzata: «Un giorno tre incappucciati si presentarono a casa della nonna della mia ragazza». Sul punto la donna ha escluso l’episodio: «Se fosse successo sarei andata dai carabinieri». La teste ha riferito dei tentativi di suicidio di Meucci che non gli fece mai i nomi degli imputati quando si lamentava del nonnismo in casermal

P. B.

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di Redazione web