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Pisa

Il caso

Revoca dell’intitolazione al rettore fascista: a Pisa il consiglio comunale decide di non decidere

di Giuseppe Boi

	Via d'Achiardi finita al centro delle polemiche
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Via d'Achiardi finita al centro delle polemiche

È stata avanzata una richiesta con un’iniziativa pubblica per cancellare dalla strada il nome del rettore che, dopo le leggi razziali, firmò l’espulsione di studenti e docenti ebrei dall’ateneo pisano

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PISA. Il consiglio comunale di Pisa ha detto “No” per la seconda volta alla revoca dell’intitolazione a Giovanni D’Achiardi di una via del quartiere Don Bosco. Una richiesta avanzata con un’iniziativa pubblica per cancellare dalla strada il nome del rettore che, dopo le leggi razziali, firmò l’espulsione di studenti e docenti ebrei dall’ateneo pisano. Una proposta a cui la maggioranza di centrodestra ha risposto approvando una mozione che invita la giunta a istituire una commissione «per approfondire le vicende storiche che portarono all’intitolazione della strada» e «per valutare se proporre al sindaco la revoca dell’intitolazione». Una soluzione che apre un varco al revisionismo storico perché avanza una valutazione ex post della figura di D’Achiardi e arriva al termine di una lunga discussione in consiglio comunale con toni e argomentazioni al limite del paradosso.

«Hanno detto no a chi, come me, nipote di un docente perseguitato, è andato a parlare in consiglio comunale a nome di chi non c’è più», è il commento di Michele Emdin, cardiologo e docente della Scuola superiore Sant’Anna, che ha illustrato la proposta a sindaco e consiglieri nella seduta di mercoledì scorso. «Il 5 settembre 1938 a San Rossore venivano firmate da Vittorio Emanuele III le odiose leggi della vergogna vergate da Mussolini di suo pugno – ha ricordato Emdin all’assemblea – . Un ruolo decisivo nell’espulsione degli accademici e degli studenti lo rivestì una persona: Giovanni D’Achiardi nel 1934 nominato senatore del regno; nel 1935 rettore dell’Ateneo dal 1936 al 1937 assunse anche la carica di direttore della Scuola normale; nel 1936 divenne anche podestà della città».

«Di fronte alla legislazione antiebraica varata a partire dal settembre 1938 – ha proseguito – , egli giocò le carte della lealtà alle direttive, volendo sempre presentarsi come un funzionario disciplinato che nel proprio ruolo obbediva agli ordini. Fu quindi il primo protagonista dell’epurazione e della sostituzione dei docenti ebrei, a partire dalla compilazione della loro lista sulla base del censimento dell’estate 1938. E bisogna ricordare che, dei venti docenti espulsi, solo cinque sarebbero tornati dopo la fine della II guerra mondiale solo due reintegrati nei propri ruoli; sei rimasero esuli in paesi stranieri; tre morirono durante la persecuzione delle vite tra 1944 e 1945: una si suicidò per evitare la deportazione nei campi nazisti e due vennero uccisi nei campi. Nel caso della selezione razziale degli studenti stranieri ebrei, sin dalle prime richieste avanzate in primavera dal ministero dell’educazione, il rettore si preoccupò soprattutto delle ripercussioni economiche che le espulsioni avrebbero avuto per le casse dell’Università. Certamente non tutelò i diritti dei perseguitati e in una lettera all’allora ministro Gentile scrisse: “la partenza degli studenti Ebrei, vorrà dire una perdita per l’Università di circa 150mila lire l’anno”».

Fatti che sono già storia acquisita, ma che per la maggioranza consiliare dovranno essere valutati da «un’apposita commissione composta da Comune, Prefettura, Università (che per altro si sono già espresse per la revoca, ndr) , Comunità ebraica e Società storica pisana». Chi sarà chiamato alla valutazione sarà certo persona degna di nota, ma resta il fatto che la scelta del centrodestra pisano appare sempre più come un tentativo di prendere tempo e di non affrontare una questione che sembra sempre più profilarsi come ideologica. Un dubbio che diventa paradosso per l’altra proposta avanzata dalla stessa maggioranza: quella di intitolare uno spazio pubblico a Don Bosco, nello specifico il giardino tra via delle Trincere e via Canavari, a «Raffele Menasci, ucciso insieme al figlio ad Auschwitz». Insomma, un parco per ricordare le vittime della shoah a fianco alla strada intitolata a chi è stato parte della persecuzione.

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