Finanza
Pisa, maresciallo dell'esercito a processo per le violenze su moglie e figlie
Tra le accuse anche maltrattamenti in famiglia e davanti a minori
PISA. Un inferno domestico durato anni che ora diventa un processo con un imputato accusato di aver trattato per anni moglie e figlie nel più assoluto disprezzo. È la tesi della Procura che ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato di un maresciallo dell’esercito di mezza età (omettiamo le generalità per tutelare le parti offese, ndr) per violenza sessuale nei confronti della moglie, atti sessuali con minorenni e maltrattamenti in famiglia verso le figlie e in loro presenza nei confronti della mamma.
L’udienza
A breve si terrà la prima udienza davanti al terzo collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Zucconi e Dini). Un passaggio tecnico necessario per la costituzione delle parti, l’indicazione della lista testi e l’eventuale presentazione di eccezioni formali. L’imputato è difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, mentre moglie e figlie si sono costituite parti civili con l’avvocato Rubina Colombini.
La storia
Quella che si aprirà in Tribunale è una pagina dolorosa di una famiglia, residente nel comune di Pisa, che per anni, soprattutto la moglie del militare, ha tenuto nel perimetro domestico un malessere che per l’accusa era la regola di una convivenza segnata dall’oppressione. Una rigidità nei ruoli con il sottufficiale che incuteva timore ai familiari trasferendo in casa la severità del suo ambiente professionale. Ma nel corso degli anni in quella casa sarebbe successo altro e di più grave di una disciplina imposta con rabbia. È quello che ha portato a processo il maresciallo e che dovrà trovare un riscontro nel corso del dibattimento.
Le accuse
Le violenze sessuali sulla moglie, rimasta in silenzio per anni, succube del marito e dei suoi scatti d’ira. E poi la contestazione del reato di atti sessuali con minorenne. Un’accusa che dà il senso di un contesto familiare esploso dopo un lungo periodo di vessazioni fisiche e psicologiche. Di questo deve rispondere il sottufficiale dell’esercito, accusato da moglie, ormai in fase di separazione, e figlie di abusi e prevaricazioni. Rischia da 6 a 12 anni.
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