Sicurezza
Porto di Boccadarno, invito a presentare offerte per la costruzione nell’area Gea
La società Namira ha già avanzato una proposta di circa 1,8 milioni di euro
MARINA DI PISA. Ancora un passo avanti nelle vicende, non sempre semplici, che riguardano i terreni edificabili intorno al porto di Boccadarno. Namira Sgr, società proprietaria delle aree attraverso il fondo “Pisa in progress”, ha presentato alcune settimane fa la richiesta di permesso a costruire per i primi lotti. A questo si è unito il voto favorevole del consiglio comunale sull’accordo transattivo con la stessa Namira che verserà 5 milioni di euro a Palazzo Gambacorti chiudendo una vertenza di anni.
Ma ci sono anche altre proprietà del Comune nell’area dove è prevista la costruzione degli edifici attorno alla Marina. Questi terreni appartengono infatti alla società partecipata Gea, che si trova da tempo in liquidazione. Nei giorni scorsi sui quotidiani è uscito un avviso con invito a presentare un’offerta di acquisto irrevocabile per immobile. Si tratta, come si legge nell’avviso, in particolare di un compendio immobiliare a Marina di Pisa, in via Barbolani, per il quale Gea Srl ha ricevuto un’offerta irrevocabile di acquisto al prezzo di 1.769.000 euro. Nello scorso giugno Namira aveva avanzato una proposta al Comune per questo importo.
Nell’avviso Gea srl «invita gli interessati a far pervenire offerte irrevocabili per l’acquisto dei beni facenti parte del compendio immobiliare», precisando che «è riconosciuto all’offerente originario il diritto di prelazione, alle condizioni meglio precisate nell’invito».
Il termine di presentazione delle sono le ore 12 del 10 dicembre prossimo, con esame delle proposte presentate lunedì 12 dicembre.
Nella vicenda resta ancora in sospeso il contenzioso tra Comune e Namira che riguarda il piano di recupero. La posizione del Comune, supportata da un autorevole parere legale, è orientata verso l’avvenuta scadenza del piano, ma con la sostanziale ultrattività dello stesso, dunque con la concreta possibilità data dalla legge urbanistica di poter completare il piano attraverso diversi e successivi comparti. Un’eventualità sulla quale Namira non concorda ritenendo il piano di recupero ancora valido, tanto da aver fatto ricorso al Tar.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
