Lutto
Un “sedia-rave party” in piazza a Pisa contro il decreto del governo
Manifestazione di “disobbedienza civile” davanti al palazzo comunale.Tra i manifestanti c’era anche l’ex sindaco e deputato Paolo Fontanelli
PISA. Dovevano essere almeno 51, il numero minimo per costituire un “raduno arbitrario” dal decreto anti-rave varato dal governo Meloni. In realtà erano molti di più ieri mattina davanti a Palazzo Gambacorti a manifestare contro uno dei primi provvedimenti del nuovo esecutivo a trazione Fdi con un “sedia rave party”. Sono arrivati alla spicciolata: ognuno ha aperto la sua sedia pieghevole e si è seduto. Normativa alla mano, un atto di disobbedienza civile.
Tra i manifestanti c’erano anche l’ex sindaco e deputato Paolo Fontanelli, il presidente dell’Anpi provinciale Bruno Possenti, il segretario cittadino del Pd Andrea Ferrante, le consigliere comunali Olivia Picchi e Antonietta Scognamiglio, e il professor Tommaso Greco, ordinario di filosofia del diritto alla facoltà di Giurisprudenza, che ha aperto gli interventi spiegando i rischi collegati alla nuova normativa.
Le motivazioni invece erano indicate chiaramente nel volantino di presentazione dell’iniziativa, nata attraverso il tam tam sui social. «Abbiamo organizzato un “sedia-rave party” perché la norma è talmente generica e indeterminata che anche 51 persone sedute fuori dalla sede del Comune potrebbero essere considerate un raduno arbitrario – si legge nel documento –. In base al cosiddetto decreto anti-rave infatti 51 persone che organizzano un raduno in un terreno o edificio pubblico commettono reato se l’invasione è arbitraria e dal raduno può derivare pericolo per l’ordine, l’incolumità o la salute pubblica». Da qui la domanda: «In base a quali requisiti il raduno di persone in luogo pubblico è arbitrario se la costituzione garantisce che i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi? ». E ancora: «Chi deciderà se le proteste degli studenti che occupano una scuola o degli operai davanti ai cancelli di una fabbrica o dei cittadini nel corso di un consiglio comunale sono pericolose per l’ordine o l’incolumità pubblica?». Conclusione: «Non possiamo accettare neppure di correre il rischio che l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti venga limitato con decreto legge, perché la forza della democrazia sta proprio nel garantire e tutelare chi esercita il legittimo dissenso».
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