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Sale sul tagadà e si rompe il crociato: scatta il risarcimento da 20mila euro

di Pietro Barghigiani
Nella foto un giovane balla in piedi sul tagadà (Archivio)
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Nella foto un giovane balla in piedi sul tagadà (Archivio)

All’epoca dei fatti la bimba aveva 10 anni: costretta ad abbandonare la danza

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PISA. Era salita sul tagadà, ma anziché restare seduta si era alzata durante il movimento della giostra meccanica. Dopo qualche secondo l’adrenalina per l’oscillazione venne annullata dalle urla di dolore: si era rotta il legamento di un ginocchio con lesioni serie anche ai menischi. Era il 4 aprile del 2015. E quella bimba finita in ospedale con il ginocchio sinistro ko aveva appena 10 anni. Per quell’infortunio il Tribunale ha condannato il titolare della giostra a risarcire con 20mila euro i genitori della bimba che lo avevano citato per danni. Il giudice ha riconosciuto un concorso di colpa della bambina nella misura del 50 per cento dimezzando così la somma da pagare.

Gli avvisi

La cartellonista era chiara nell’invitare gli utenti a restare seduti. Alzandosi in piedi la bimba ha accettato un azzardo finito in lacrime e che le ha imposto di interrompere l’attività di danza artistica. La colpa del gestore, secondo la sentenza, è stata quella di non fermare la giostra, né avvertire i partecipanti quando li ha visti in piedi. La bambina aveva incastrato le gambe con i vicini. Solo che a causa dei sobbalzi violenti della giostra il ginocchio sinistro aveva fatto crack.

Cosa dice il gestore

Il giostraio ha respinto la richiesta danni sostenendo che era presente la cartellonistica con precise indicazioni di comportamento, «volte a prevenire incidenti quali quello verificatosi; che la minore, anche per difetto di vigilanza dei genitori e della cugina, a causa del proprio comportamento si è provocata lesioni, perché salita sul tagadà, in violazione delle norme di sicurezza che obbligano a stare seduti e nonostante l’avvertimento del convenuto, si è alzata in piedi mentre la giostra era in movimento, incastrando le proprie ginocchia con quelle degli altri partecipanti».

La sentenza

È vero, argomenta il Tribunale, che l’informazione fosse garantita con la cartellonistica e che la bimba si sia provocata le lesioni sulla giostra, quando era in movimento, stando in posizione eretta avendo incastrato le proprie gambe con quelle degli altri partecipanti. Ma c’è un però. Scrive il giudice: «L’attrazione ludica funziona mediante movimenti di rotazione e di inclinazione provocati meccanicamente, e, tuttavia, non consta l’esistenza di cinture o altri dispositivi di sicurezza che impediscano ai partecipanti di alzarsi dai sedili – in spregio alle regole della giostra – e di compiere ulteriori attività in posizione eretta, resa pericolosa, perché instabile, dalla forza centrifuga e dalle oscillazioni provocate dal mezzo».

Giostraio in difetto

Se è accertata l’imprudenza della bimba nell’alzarsi per il Tribunale il rischio avrebbe potuto essere neutralizzato con un comportamento responsabile di chi era ai comandi. L’infortunio «poteva essere concretamente previsto, prevenibile/ridimensionabile tramite l’esercizio del potere, attribuito a chi gestiva i comandi della giostra, di porre in essere attività volte a impedire/ridurre il danno: l’interruzione della corsa o la riduzione della sua velocità – opzioni la cui percorribilità non è stata smentita dalla parte – o richiami maggiormente incisivi ad attenersi alle norme di sicurezza, quando nel caso, per quanto emerso, essi erano stati fatti con sottofondo musicale».l




 

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