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Arte, storia e bellezza contro la malamovida: il progetto coraggioso per cambiare piazza dei Cavalieri

di Sara Venchiarutti
Arte, storia e bellezza contro la malamovida: il progetto coraggioso per cambiare piazza dei Cavalieri

Scuola Normale Superiore e Fondazione Pisa fianco a fianco per valorizzare il patrimonio storico e artistico: nasceranno un sito e una App

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PISA. Malamovida. È un po’ questa la parola ricorrente che accompagna Piazza dei Cavalieri quando il sole scende e le luci dei lampioni si accendono. Confusione fino a notte fonda, vendita abusiva di alcolici, bravate di vario genere, risse. Ma alla luce del sole, e certo anche a quella della luna e delle stelle, c’è un mondo ancora tutto da scoprire (e valorizzare). Che non può né deve essere offuscato dagli usi impropri della piazza.

Provate infatti a immaginarvi la Pisa medievale, con le alte torri e i campanili delle chiese su un cielo azzurro. O la città sfarzosa del Rinascimento. E ancora i palazzi le atmosfere tanto amate da poeti e scrittori dell’Ottocento. A sfidare il tempo c’era sempre lei. Quella piazza che ha ispirato Dante e che per secoli è stata, e lo è ancora, il centro della vita di Pisa, «dai patiboli trecenteschi alle feste cittadine e ai tanti eventi di particolare importanza», racconta la professoressa Lucia Simonato, responsabile scientifica del nuovo progetto che vede Scuola Normale Superiore e Fondazione Pisa fianco a fianco per valorizzare il patrimonio storico e artistico di piazza dei Cavalieri. Due i binari: ricerca e divulgazione scientifica. Per un finanziamento complessivo di 273mila euro.

Il sapere esce quindi in strada e incontra non solo studiosi e appassionati, ma anche turisti e cittadini. E lo fa sia in modo multimediale, con una piazza 2.0, sia alla buona, vecchia maniera. E cioè con le visite guidate.

«Entro la primavera del prossimo anno – spiega la professoressa Simonato durante la presentazione del progetto nel Palazzo della Carovana – termineremo la versione definitiva di un sito web bilingue (italiano/inglese), per ora presente nella sua forma provvisoria, e anche una “progressive web App” (sviluppata come una normale pagina web ma utilizzabile come una applicazione, ndr). Qui confluiranno tutte le informazioni e le scoperte fatte nell’ambito della ricerca iniziata lo scorso marzo e portata avanti specificatamente per questo progetto da due assegnisti di ricerca, Vittoria Brunetti (per la parte di storia dell’arte) ed Enrico Fantini per quella letteraria».

Il frutto? Oltre all’avanzamento delle conoscenze accademiche, centinaia di schede con contenuti storici, letterari e artistici. Tante curiosità e aneddoti. E un repertorio sterminato di immagini, molte inedite, «per raccontare l’evoluzione della piazza nel tempo con focus specifici sui singoli edifici, spesso inaccessibili al pubblico», spiega la docente. Con la possibilità, grazie alla tecnologia, di poter fare dei “tour virtuali” all’interno di alcuni edifici, osservando le immagini, gli approfondimenti, le ricostruzioni, i profili biografici. Ma spostandosi sul piano “fisico” della realtà, questo progetto potrà essere anche «un’occasione – dice il direttore della Scuola Normale Luigi Ambrosio – per aprire maggiormente ai visitatori i palazzi che affacciano sulla piazza, rafforzando magari i programmi di visite già presenti all’interno di alcuni di essi (è il caso del Palazzo della Carovana con le visite da parte delle scolaresche). Un modo per incentivare un turismo di alto livello culturale».

Poi sempre dalla prossima primavera, in accordo alla fine (prevista) del progetto, partiranno le visite guidate con gli studenti della Scuola Normale. «Puntiamo tantissimo su quest’ultima iniziativa: non c’è niente di meglio che vedere con i propri occhi quello che appare bellissimo sullo schermo», sottolinea Stefano Del Corso, presidente della Fondazione Pisa, che insieme alla Normale ha cofinanziato il progetto, contribuendo a circa la metà del totale. «Questa volta – conclude Del Corso – siamo voluti andare oltre al semplice restauro in una prospettiva di fruizione della bellezza della piazza, che da luogo di transito diviene un posto in cui fermarsi per ammirarlo nel dettaglio».

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