Attenzione
Caporalato, cinque imputati accusati di aver fatto lavorare operai al nero con il Covid
L’indagine dei carabinieri dopo le proteste al centro di accoglienza di San Jacopo
SAN GIULIANO Erano positivi al Covid e in isolamento domiciliare. Niente uscite, né contatti con l’esterno. Ma per diversi mesi hanno varcato la soglia del centro di accoglienza di Arena Metato per andare a lavorare al servizio di una società lucchese attiva nella fabbricazione di cassette per la frutta. Chi aveva organizzato trasferimento e uso della manodopera è ora accusato del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Sono cinque persone per le quali la Procura chiede il rinvio a giudizio contestando comportamenti da caporalato. Quattro le parti offese, i lavoratori pakistani che sarebbero stati sfruttati e impiegati nonostante il contagio acclarato, assistite dall’avvocato Valerio Uliana. I cinque imputati sono difesi tra gli altri dai legali Antonio Corti e Giovanni Capria.
Gli imputati
Si tratta di Naveed Khan, 33 anni, all’epoca dei fatti amministratore unico della Global Service; Mohammad Rafi, 49 anni, di San Giuliano; Shahzad Qumar, 43 anni, di San Giuliano; Tariq Mahmoo, 44 anni, di San Giuliano; Donato Allegrini, 60 anni, imprenditore residente a Lucca e domiciliato a Castiglioncello.
Le accuse
Ai quattro pakistani accusati di caporalato viene contestato un reclutamento illegale della manodopera nei confronti dei connazionali da far lavorare per la Global Service «in condizioni di sfruttamento e avendo approfittando dello stato di bisogno dei connazionali, tutti richiedenti asilo politico e ospiti del centro di accoglienza San Jacopo di Arena Metato, non curanti della positività degli stessi al Covid e del regime di isolamento domiciliare al quale erano stati sottoposti dall’autorità sanitaria ed avendo violato le norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro non avendo fornito ai lavoratori i dispositivi di protezione individuale». Un presunto sfruttamento che sarebbe andato avanti da gennaio al novembre 2020. Nei confronti di Allegrini le accuse sono di aver svolto attività di intermediazione della Global Service in concorso con i quattro reclutatori che avrebbero prelevato i connazionali dal centro di Arena Metato portandoli a lavorare a Lucca.
L’indagine
L’inchiesta, seguita dai carabinieri di Pontasserchio, era partita durante i disordini scoppiati nel centro di prima accoglienza San Jacopo. I militari ricostruirono i movimenti dei quattro sfruttati e arrivarono alla ditta lucchese. Durante i controlli trovarono i richiedenti asilo impegnati nella fabbrica in condizioni ritenute irregolari.
Carenze nella sicurezza, lacune evidenti sulla formazione personale circa i rischi negli ambienti di lavoro. L’esito del controllo si tradusse in un verbale di 9600 euro. È stato indagando al tempo delle proteste per le limitazioni di spostamento legate al Covid che i carabinieri avevano avuto sentore di una situazione poco chiara per alcuni pakistani. Hanno così ricostruito le loro uscite dal centro risalendo ai datori di lavoro, altri connazionali. I controlli sulla posizione lavorativa e le relative tutele occupazionali si rivelarono decisivi per scoprire la condizione di sfruttamento subìta dai quattro immigrati. Non solo per i pagamenti in nero, ma per come venivano fatti lavorarel
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