La manifestazione
Romeo, i cento anni del Presidentissimo: i successi e i sogni di un imprenditore senza un impero alle spalle
Anconetani era nato a Trieste il 27 ottobre 1922 nei giorni della Marcia su Roma. Nell’estate del 1978 acquistò il Pisa per 300 milioni: iniziò così l’era d’oro dei nerazzurri
PISA. Romeo Anconetani è nato a Trieste il 27 ottobre 1922, proprio nei giorni turbolenti della Marcia su Roma. Figlio di Adolfo (socialista) e amico di un certo Ferruccio Valcareggi, si diplomò a Trieste in Disegno Artistico nel 1939, cominciando a lavorare nell’azienda milanese “Montecatini”.
Durante la guerra fu arruolato in fanteria e venne inviato in Sicilia. Rischiò di annegare durante un siluramento e fu catturato dai tedeschi, ma riuscì a fuggire. Proprio in quel frangente conobbe la moglie, Agata (Titina) Bonomo.
Dopo la guerra si stabilì a Firenze, ma cominciò a interessarsi di calcio: prima il Signa, poi l’Empoli e il Prato. Alla fine degli anni Cinquanta venne radiato dalla Figc per una presunta vicenda di illecito sportivo (che coinvolgeva proprio il Pisa). Ma in poco tempo aveva dato prova di essere un dirigente sportivo lungimirante, competente e organizzato: fu infatti il primo in assoluto a introdurre la prevendita dei biglietti e a organizzare i treni speciali per i tifosi.
Divenuto nel frattempo anche giornalista pubblicista, Romeo aprì nel 1959 un ufficio a Livorno, reinventandosi consulente-mediatore di squadre calcistiche, visto che la radiazione gli impediva di ricoprire incarichi ufficiali nel mondo del calcio italiano. Per anni fece consulenza per società come Torino, Napoli, Salernitana, Fiorentina, Palermo, Pisa, Avellino e Taranto.
Nel 1973 si trasferì a Pisa, dove proseguì l’attività di consulenza, soprattutto quando il figlio Adolfo divenne direttore sportivo della Lucchese, nel 1976.
I “consigli per gli acquisti” fecero guadagnare ad Anconetani l’appellativo di “Signor 5%”, poiché percepiva una piccola commissione per ogni trattativa conclusa. Romeo fu l’antesignano del procuratore moderno, lavoro basato su un famosissimo archivio con dati, statistiche e voti giornalistici di migliaia di calciatori.
Nell’estate del 1978 acquistò il Pisa Sporting Club per 300 milioni, facendo figurare il figlio Adolfo come presidente della società, fino al 1982.
Ritengo doverosa questa brevissima (e assai incompleta) biografia dell’uomo Anconetani, fino al momento in cui divenne un simbolo per la Pisa calcistica e non solo. La storia nerazzurra di Romeo è ben nota e meriterebbe una decina di libri (due volumi in effetti gli sono stati dedicati).
Il Presidentissimo è stato il dirigente più titolato in nerazzurro, con 6 campionati di massima serie, due Coppe Mitropa vinte e due semifinali raggiunte in Coppa Italia. Inutile anche ricordare i nomi dei calciatori più famosi che è riuscito a far venire a Pisa per indossare la casacca nerazzurra.
Nel calcio italiano Anconetani ha segnato un epoca: unico imprenditore senza una famiglia e un impero alle spalle, è riuscito a far fruttare il suo intuito e la sua capacità manageriale in campo calcistico, acquistando una società provinciale come il Pisa per portarla a rivaleggiare con le grandi del calcio italiano.
Iconico e scaramantico, ammirato all’esterno e temuto dai giornalisti locali, sapeva sempre trovare un equilibrio finale tra un atteggiamento dispotico e una vena generosa e paternalistica nei confronti di chiunque. La frase “In Italia comanda l’avvocato Agnelli, ma qui a Pisa comando io” riassume la sua personalità istrionica e decisa, che aveva portato risultati eccellenti sul campo e sugli spalti. Oltre alle prevendite, ai treni speciali, ai calciatori promettenti scovati qua e là grazie al poderoso archivio dati, aveva anche anticipato di un paio di decenni il moderno marketing e l’attuale concetto di fidelizzazione, facendo innamorare dei colori nerazzurri almeno due generazioni di tifosi.
Di fatto, passato Romeo, il Pisa non si è più riaffacciato in serie A. Molti anche i motivi di scontro con città e tifosi: primo tra tutti la proposta di creare una società di nome “Pisorno”, con un virtuale bacino di utenza dalle enormi potenzialità che, secondo lui, avrebbe potuto concorrere ai vertici del calcio italiano. Un’idea visionaria e impossibile da realizzare che, insieme al fallimento del 1994, lasciò l’amaro in bocca a tanti tifosi che con lui avevano goduto più volte.
Dopo il fallimento della società pisana, Anconetani, invecchiato e malato, si chiuse in un silenzio mediatico. Collaborò con Spinelli (Genoa) e Berlusconi (Milan) e l’ultima apparizione pubblica (prima della morte avvenuta il 3 novembre 1999) fu per la festa dei novanta anni di storia del calcio a Pisa, il 26 maggio precedente. Il 9 dicembre 2001 il Comune di Pisa ha cointestato a Romeo Anconetani l’Arena Garibaldi. Anconetani rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi che lo hanno vissuto e anche degli italiani che lo hanno conosciuto come un personaggio di un calcio verace e di altri tempi.
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