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Migliaia di cartelle esattoriali a Pisa e provincia: «Stavo risollevando la testa e arriva questa mazzata»

di Antonio Scuglia

	Scatoloni di vecchie cartelle esattoriali da consegnare (foto d’archivio)
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Scatoloni di vecchie cartelle esattoriali da consegnare (foto d’archivio)

L’Adusbef: pignoramenti presso terzi, fermi amministrativi, intimazioni a carico di privati e aziende. Ecco come leggerli ed eventualmente tutelarsi

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PISA. «Proprio ora che provavo a risollevare la testa, mi arriva una mazzata da migliaia di euro». Il messaggio all’Adusbef pisana arriva da un cittadino del capoluogo, «insieme a tanti altri - spiega l’avvocato Alberto Foggia, responsabile provinciale - ed è praticamente uguale a quello delle numerose segnalazioni che ci stanno arrivando da Pisa e dagli altri comuni della zona e dalla Valdera». Nelle ultime settimane, infatti, sono arrivate su tutto il territorio pisano migliaia di "letterine" sgradite, così come nel resto del Paese: una pioggia di pignoramenti presso terzi, fermi amministrativi, intimazioni e cartelle a carico di privati e aziende. Un fenomeno nazionale, oltretutto, di cui abbiamo parlato nell’edizione del 18 ottobre. E numerose sono state le richieste di aiuto pervenute all’associazione Adusbef di Pisa da cittadini e aziende del capoluogo e della provincia. Di cosa parliamo. La cartella di pagamento, è utile ricordarlo, è un atto col quale l’Agente di Riscossione richiede il pagamento delle somme risultate a debito del contribuente a seguito dell’attività di controllo effettuata dall’ente creditore (Agenzia delle Entrate, Inail, Inps, Comune, eccetera) .L’intimazione di pagamento è invece un atto col quale l’Agente di Riscossione riepiloga i debiti del contribuente (già oggetto di precedente notifica di cartelle e/o avvisi di pagamento) dandogli 5 giorni per regolare la relativa somma in un’unica soluzione o mediante un piano rateale (secondo termini e condizioni reperibili sul sito dell’Agente di Riscossione) .In attesa dell’auspicato - annunciato - intervento del nuovo governo, si impongono però sin da ora cautele ed attenzioni per cercare di arginare queste azioni che sono ormai all’ordine del giorno, «come attestano le richieste di aiuto che riceviamo presso la nostra delegazione Adusbef di Pisa», spiega ancora Foggia. Come tutelarsi? Un primo consiglio da parte del responsabile Adusbef: «Non appena ricevuta la notifica della cartella, dell’intimazione, del pignoramento o del preavviso di fermo amministrativo, è importantissimo rivolgersi subito a un professionista del settore. I termini per l’impugnazione sono infatti piuttosto stringenti e al professionista deve essere data la materiale possibilità di esaminare il caso e valutare le iniziative da assumere». Un secondo consiglio: «Munirsi dello Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale) , ad esempio recandosi alle Poste, perché ciò dà la possibilità di accedere con un click ai servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati aderenti e, quindi, anche di verificare in tempo reale la propria posizione debitoria con l’Agente di Riscossione». Altre indicazioni praticheSoprattutto quando si riceve un’intimazione di pagamento nella quale sono riepilogate varie cartelle (o avvisi di accertamento) nel tempo notificati, «è indispensabile - prosegue l’avvocato, - preferibilmente con l’ausilio di un professionista qualificato, verificare se le notifiche di tali atti sono state eseguite correttamente. E infatti sovente accade che gli addetti al servizio notifiche non abbiano posto in essere tutti gli adempimenti previsti per legge affinché l’atto sia correttamente portato a conoscenza del destinatario». Ad esempio, qualora la notifica dell’atto venga effettuata nei confronti di un familiare convivente del soggetto al quale è destinato, si impone una successiva separata comunicazione di avvenuta notifica allo stesso. E la notifica nel caso in cui il contribuente sia temporaneamente assente? Sono previste tre distinte incombenze a carico del notificante, ovvero: il deposito di copia dell’atto presso la casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi e l’affissione all’albo di un avviso di deposito; l’affissione dell’avviso di deposito, in busta chiusa e sigillata, sulla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario; la spedizione al destinatario di una raccomandata a/r per avvisarlo dell’avvenuto deposito. Si tenga conto che per potersi ritenere perfezionato il processo notificatorio occorre che tutte le formalità descritte dalla norma siano rigorosamente eseguite e puntualmente attestate nella relata di notifica. Il che spesso non accade. Occhio alla Pec!Attenzione: «È poi sempre più frequente - conclude Foggia - il ricorso dell’Agente di Riscossione alla notifica avvalendosi della posta certificata (a proposito, va consultata tutti i giorni; si tratta infatti di uno strumento utilissimo ma al contempo pericoloso se non viene costantemente monitorata)». In questa ipotesi si sono formate molte decisioni sia in ambito ordinario che tributario che ritengono illegittima la notifica dell’Agente di Riscossione che si sia avvalso di un indirizzo di posta elettronica certificata non rientrante fra quelli censiti in un pubblico elenco».l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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