Proteste
Pisa, in piazza i volti della pace e le parole del buonsenso per dire “No” alla guerra – Il video
Circa 400 i partecipanti al presidio pisano di Acli, Arci, Anpi e Cgil. C’è anche una donna iraniana: «Il mio Paese è tenuto in ostaggio»
PISA. «Voglio la pace perché non esiste fare le guerre: la gente muore. Se poi diventa nucleare è la fine del mondo: ma si scherza davvero? » dice Mauro Tredici, capelli bianchi di chi ne ha viste tante. C’era anche lui venerdì 21 ottobre in Piazza della Pera alla manifestazione provinciale convocata da Acli, Arci, Anpi e Cgil, a otto mesi dall’invasione russa dell’Ucraina e alla vigilia della settimana delle Nazioni Unite per il disarmo. Lorenzo Gilli, 33 anni, ricercatore alla Scuola Sant’Anna, invece, la pace la vuole «perché è l’unico modo sostenibile che può permettere ai popoli di costruire un futuro comune». Rita Lucchi, insegnante in pensione, la chiede «perché non possiamo risolvere i nostri conflitti con le armi». Rachele Imperio, operatrice sociale, «perché senza non si può vivere». Giulio Benigni, infine, la vuole «perché, in un mondo globalizzato, tutti noi paghiamo le conseguenze della guerra ma il carico più pesante è sulle spalle dei più deboli». Almeno a Pisa, nel pomeriggio di venerdì 21 ottobre, è sceso in piazza il buon senso della pace. Di una logica talmente stringente che disarma. Bastava solo chiedere gironzolando fra i circa quattrocento che hanno risposto all’appello e si sono presentati in piazza: bandito, ovviamente, ogni simbolo di partito. Ma non ci sono nemmeno striscioni e emblemi delle singole organizzazioni promotrici: sale tante bandiere arcobaleno.
Ad esprimere, in modo plastico, un afflato e una richiesta che parte dal basso o dalla base. Eppure sono tante le sigle di associazioni e realtà del territorio che hanno aderito. La lista la snocciola in apertura Mario Dimonte del Comitato Arci di Pisa ed è talmente lunga che prende quasi metà del suo intervento: Un Ponte per, Libera, Cobas, Unità Migranti, Movimento No Base, Rosabianca, Sardine, Legambiente, Distretto di economia solidale, Controcanto, Sinistra Per, Unione degli Universitari, Rete degli Studenti Medi, Arci Servizio Civile Pontedera, Amici Italia Cuba, Greenpeace, Casa della Donna, Cascina Solidale, Progetto Pontedera, Ora Legale, Economia Disarmata, Agesci, Balobasha, San Tommaso in Ponte e Ordine Francescano Secolare.
Fra le forze politiche hanno aderito Una Città in Comune, Sinistra Italiana, Sinistra Civica Ecologista, Rifondazione, Unione Popolare e Conferenza delle donne democratiche. Sul palco, dopo Dimonte, si alternano Alessandro Gasparri della Cgil, Osvaldo Ciaponi per l’Anpi e Paolo Martinelli delle Acli. L’applauso più lungo e commovente, però, lo strappa Mina, una donna iraniana, che legge un testo in farsi, poi tradotto in italiano. Dice così: «Vengo dall’Iran e in questi giorni nella mia terra, uomini e donne, giovani e vecchi, cercano questa parola nelle strade e nei vicoli della città. Perché i governatori iraniani hanno sempre affermato di voler stabilire la pace e una vita pacifica, ma le loro azioni e comportamenti non hanno mai confermato queste parole. Da anni, nella comunità internazionale, il nome dell’Iran è stato affiancato a parole come guerra, sanzioni, interrompere le relazioni diplomatiche. Ma queste parole non si addicono al nome dell’Iran. Il mio paese, da molti anni è tenuto in ostaggio da questi governatori, e da allora sembra che la pace e la tranquillità siano scomparse. Gli uomini e le donne della mia terra, in questi giorni, a mani vuote, sono nelle strade e nelle piazze della città davanti ai proiettili e ai manganelli degli uomini di governo per ristabilire questa parola: Pace in Iran».
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