Il Tirreno

Pisa

L’intervista

Maria Chiara Carrozza al Tirreno: «Oggi le donne possono fare carriera, il clima è cambiato»

di Roberta Galli

	Maria Chiara Carrozza con il sindaco di Pisa (il primo da destra nella foto)
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Maria Chiara Carrozza con il sindaco di Pisa (il primo da destra nella foto)

L’ex ministro, ora presidente del Cnr, ha ricevuto il “Campano d’oro” dell’Alap

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PISA. «Grata al mio Paese per essere arrivata dove sono, mentre per i giovani auspico politiche nazionali a sostegno dei loro percorsi professionali, ma anche a supporto della natalità». Parole di Maria Chiara Carrozza, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, già rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed ex ministro della ricerca scientifica, insignita, ieri pomeriggio, nell’aula magna della Sapienza, con l’onorificenza del “Campano d’oro”, premio conferito dall’Alap (Associazione Laureati Ateneo Pisano) agli ex allievi dell’Università di Pisa che si sono distinti nel campo della cultura, della scienza, dell’industria e delle professioni.

Professoressa Carrozza, come è nata la sua passione per la Bioingegneria Industriale e la sua idea di mettere la scienza al servizio della salute delle persone?

«È nata alla Scuola Superiore Sant’Anna quando ho iniziato il dottorato nei laboratori di ricerca e mi sono gradualmente avvicinata al tema della robotica biomedica per l’assistenza alle persone con le protesi di arto e tutti i dispositivi funzionali ad essi collegati. Ho avuto l’opportunità di lavorare ad un grande progetto Inail, con il coordinamento scientifico, per sviluppare una protesi di mano cibernetica. Il mio percorso è tutto pisano: ho frequentato il liceo scientifico Dini, poi mi sono iscritta alla Facoltà di Fisica, discutendo una tesi al Cern sulle particelle elementari. Successivamente ho intrapreso il dottorato di ricerca alla Scuola Sant’Anna in Ingegneria Industriale, occupandomi di micro ingegneria. Poi, sono arrivati il post dottorato, il concorso per ricercatrice, avevo 33 anni, e da lì è iniziata la mia vita professionale».

Alle giovani donne che vogliono intraprendere un percorso nella ricerca, che consiglio si sente di dare?

«Oggi per fortuna la sensibilità in tema di parità di genere è completamente cambiata. Ieri mattina, ad esempio, ho dato il benvenuto al Cnr ad un convegno di Ingegneria gestionale. Ebbene, la presidente dell’associazione scientifica degli ingegneri gestionali era una donna, il rettore della Sapienza lo stesso, questo per dire che in diversi ambiti c’è molto più equilibrio di una volta. E quindi le giovani donne non devono assolutamente precludersi la possibilità di raggiungere anche i più alti livelli di carriera. Il clima è cambiato molto ed anche positivamente».

Occorrono però aiuti?

«Secondo me sì, o meglio interventi da fare. Primo dare assistenza alle giovani famiglie, perché in Italia c’è un problema legato alla natalità. Molti giovani precari non hanno possibilità di avere congedi di maternità o paternità. Una problematica che tocco con mano tutti i giorni, lavorando con loro, sia al Cnr che all’università. Quindi è fondamentale puntare sul welfare forte con asili nido, assistenza e anche incentivi fiscali per dare alle giovani coppie una possibilità e una opportunità in più in questo senso. Poi, è fondamentale puntare sull’orientamento. Una forma molto anglosassone che però ha alle spalle una tradizione europea. Parlo del mentore o della mentore, per sostenere i giovani non solo nel loro percorso universitario, ma anche nella loro professione, soprattutto nei primi anni, incoraggiandoli e orientandoli, perché spesso le università buttano i laureati sul mercato senza fare nessuna assistenza in ambito di placement. Ho sentito dire a tanti ragazzi e ragazze che le università private, rispetto alle pubbliche, investono di più in questo settore e questo è un aspetto che dovrebbe essere corretto».

Nella sua lunga carriera è stata rettrice della Scuola Sant’Anna di Pisa, ministro ed adesso presidente del Cnr. Cosa ha significato (e significa) per lei ricoprire questi ruoli prestigiosi?

«Intanto che non sono più giovanissima, ma sono ex in tante cariche e questo mi ha permesso di accumulare molta esperienza. Ho tanta gratitudine verso il mio Paese che mi ha permesso di raggiungere questi livelli e di rompere il soffitto di cristallo tanti anni fa, grazie a chi mi ha votato per la prima volta facendomi diventare rettrice e consentendomi di aprire questa strada. Per me la Scuola Sant’Anna è una “alma mater” importantissima che ha creduto in me, quanto ero molto giovane. Oggi vorrei mettere al servizio di tutta la comunità la mia esperienza, cercando di aiutare tutti quelli che incontro».

Le è stato appena consegnato il “Campano d’oro”, si aspettava di riceve questa onorificenza?

«Sinceramente no. Si tratta di un riconoscimento che mi fa molto piacere considerato poi che la cerimonia si è svolta nell’aula magna della Sapienza, dove mio padre e mio fratello hanno insegnato, e quindi ho apprezzato il tutto ancora di più. Chi mi conosce bene sa quanto la loro memoria sia per me importante. E poi io stessa, tanti anni fa, ho discusso la mia tesi di laurea in quel salone».


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