Toscana
Chiesa di Santa Marta, al via i primi interventi al tetto
Si tratta per ora di proteggere l’edificio del 300 dopo il cedimento
PISA. Impalcature e transenne davanti alla chiesa di Santa Marta e operai a lavoro. Sono cominciati da qualche giorno gli interventi per la messa in sicurezza di un’altra delle chiese storiche del centro cittadino, chiusa dal maggio scorso dopo un improvviso cedimento strutturale del tetto, per fortuna senza conseguenze sulle persone dato che in quel momento l’edificio era vuoto. Non è l’intervento più atteso, quello che dovrà portare alla ristrutturazione del tetto e alla conseguente riapertura a fedeli e visitatori di una chiesa che affonda le radici nel ’300.
Però è uno passo necessario in quella direzione. In primo luogo per evitare che il trascorrere del tempo e le intemperie peggiorino ulteriormente la situazione. «E poi perché alla fine dei lavori produrremo anche un progetto di massima per il recupero del tetto», dice l’ingegner Valeria Donato, curatrice dell’intervento insieme agli architetti Leonardo Germani e Stefania Franceschi. Sarà corredato, ovviamente, del dettaglio di tutte le opere necessarie e soprattutto di un piano economico, condizione indispensabile per l’arcidiocesi di Pisa, proprietaria dell’edificio di culto, per andare alla ricerca dei finanziamenti per i lavori. Per elaborarlo e conoscerlo occorreranno almeno un paio di mesi: «Al momento qualsiasi previsione è impossibile dato che ancora non siamo riusciti a salire sul tetto e a renderci conto delle conseguenze del cedimento – spiega l’ingegner Donato –: meteo permettendo, verosimilmente nell’arco di una quarantina di giorni dovremmo riuscire a fare una prima valutazione attendibile e nell’arco di due mesi elaborare anche un’ipotesi progettuale».
Una delle sfide che dovranno affrontare i tecnici a cui l’ufficio tecnico dell’arcidiocesi di Pisa ha affidato l’incarico sarà anche quello di salire in sicurezza sul tetto: «Sicuramente è la prima questione di cui ci stiamo occupando – sorride la curatrice dell’intervento –: il fatto che la chiesa sia inserita e “incassata” tra gli edifici rende un pochino più laboriosa la realizzazione delle infrastrutture tecniche necessarie per salire sopra in sicurezza». In ogni caso, presumibilmente entro fine anno, sarà possibile conoscere l’entità dell’investimento necessario per restituire alla città un altro dei suoi monumenti storici, fondata nel 1342 da fra Domenico Cavalca per accogliere le monache domenicane della Misericordia, anche se quasi interamente ricostruita tra il 1760 e il 1767. Dopodiché, però, sarà necessario reperire i finanziamenti necessari.
Al momento del cedimento l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto era stato chiaro: «La Cei, a fronte di un piano di interventi strutturato, permette 3-4 lavori l’anno e copre fino al 60% delle spese. Il resto lo dobbiamo mettere noi». In passato, in diverse occasioni, una mano decisiva è arrivata dalla Fondazione Pisa. Che possa arrivare in soccorso pure in quest’occasione? Prima di tutto occorre un piano economico dell’intervento.
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