Il Tirreno

Pisa

L’evento

Una festa doppia per i “compleanni” di don Carlo e don Federico

di Francesco Paletti
Il parroco don Carlo Campinoti, 75 anni, con il suo vice don Federico, 37 anni
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Il parroco don Carlo Campinoti, 75 anni, con il suo vice don Federico, 37 anni

Rispettivamente 50 e 10 anni di sacerdozio

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PISA. Le radici a Santo Stefano Macerata, ultimo lembo della piana cascinese lungo l’Arnaccio. Poi, dopo il seminario, una parentesi di tre anni e mezzo alla parrocchia del Sacro Cuore a Porta Nuova e soprattutto 27 in quella di Santa Maria Madre della Chiesa al Romito (Pontedera), proprio lì dove finisce la diocesi di Pisa e inizia quella di San Miniato. È prete contadino e di confine monsignor Carlo Campinoti, 75 anni, gli ultimi 19 dei quali al servizio della parrocchia di Santo Stefano Extra Moenia a Porta a Lucca prima e poi anche di quelle dell’Immacolata ai Passi e di San Pio X a Gagno (dal 2020 tutte e tre unite in un’unica unità pastorale) che stamani festeggerà cinquant’anni di ordinazione sacerdotale. Suo malgrado, perché «fosse stato per me probabilmente non avrei organizzato nulla», dice quasi stupito dell’attenzione don Carlo, come tutti lo chiamano nel quartiere.

«Provenivo da una parrocchia – racconta – dove all’inizio non avevamo nemmeno la chiesa: ce n’era una prefabbricata, ma la buttarono giù per costruire la Fi-Pi-Li, tanto che fino a che non abbiamo costruito quella nuova e l’oratorio celebravamo nella palestra della scuola e alla fine dicevo sempre “la messa è finita, andate in pace… e portate via le sedie” perché il giorno dopo dovevano essere di nuovo al loro posto nelle classi». Al Romito ha anche vissuto per oltre vent’anni in un condominio «perché la canonica l’abbiamo costruita per ultima – prosegue – e non ho problemi a riconoscere che la quotidianità e la prossimità con i vicini di casa sono state per me una grande occasione di arricchimento e crescita, incluse le assemblee di condominio (ride): quando si vive in canonica, se non si è particolarmente attenti, c’è sempre il rischio che sfuggano tante fatiche con cui si confrontano quotidianamente le famiglie».

Si ritrovò così al servizio di quella che era considerata la parrocchia della “Pisa bene” e di una comunità «che era reputata il fiore all’occhiello della diocesi e anche a ragione, vista la capacità di coinvolgimento e le tantissime iniziative, sociali e culturali, che stava sviluppando e che ne avevano fatto il punto di riferimento di tanta parte della chiesa pisana». La stessa che stamani alle 10,30 nella chiesa dell’Immacolata a I Passi gli si stringerà attorno in un grande abbraccio insieme all’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, che presiederà la celebrazione. Una grande festa che proseguirà in un pranzo con oltre 250 “autoinvitati”.

«Ma ha fatto tutto lui», sottolinea nuovamente don Carlo, puntando il dito contro il “colpevole”. Ovvero don Federico Franchi, 37 anni, originario di Pontedera, dal 2015 viceparroco dell’unità pastorale di Porta a Lucca-I Passi-Gagno: stamani festeggerà i suoi dieci di ordinazione sacerdotale. Una festa doppia. «Organizzarla è stato facilissimo: è bastato semplicemente dirlo e la comunità si è messa in moto», dice don Federico, un dottorato in teologia dogmatica nel cassetto, attuale direttore dell’ufficio catechistico diocesano e dal 2013 al 2015 viceparroco della comunità di San Cristoforo a Barga, l’unità pastorale più periferica della diocesi.

Due preti di confine e di periferia al servizio della comunità di Porta a Lucca. «Insieme alla Giuse – sorride don Federico –: è la cognata di don Carlo, ha 83 anni, ma è l’anima concreta e pratica della nostra famiglia visto che è lei che va a fare la spesa e regolarmente ci informa di tutti i rincari e delle novità del quartiere». Perché la geografia di Porta a Lucca è cambiata. E anche parecchio: «In verità la storia della parrocchia della “Pisa bene” è sempre stato un luogo comune – spiegano i due sacerdoti –: vero che ci sono le villette, ma c’è sempre stata anche la Porta a Lucca delle case popolari e dei piazzali lungo via Piave e lì la situazione è un po’ diversa. Comunque le povertà e il disagio economico stanno crescendo, mentre i costi delle abitazioni sono sempre altissimi. Il risultato è che molte giovani famiglie sono costrette ad andare via: qui ora abitano soprattutto anziani o studenti». I più fortunati, però, non sono andati troppo lontano. «In tanti sono riusciti ad acquistare una casa a I Passi, un quartiere che, almeno dal punto di vista sociale, si sta rigenerando: basta affacciarsi in qualunque pomeriggio di sole nel parco di fronte alla chiesa per vedere quanti genitori con bambini piccoli ci sono». Lì però c’è un problema annoso da risolvere: «Il passaggio a livello andrebbe eliminato: se ne parla da decenni, ma non cambia nulla ed è una barriera simbolica e pratica pesante per chi ci vive. Vuole un esempio? Quest’estate abbiamo dovuto farlo attraversare a piedi a 150 bambini dei campi solari perché su un binario una locomotiva è rimasta ferma per moltissimo tempo – concludono don Carlo e don Federico –. Ecco, ci vuol fare un regalo? Per favore, lo scriva».

 

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