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Caso Ragusa, dopo l’arresto il superteste Gozi davanti al giudice: «Chiedo scusa»

di Pietro Barghigiani
Caso Ragusa, dopo l’arresto il superteste Gozi davanti al giudice: «Chiedo scusa»

Fermato dalla polizia per una lite in strada, l’uomo ha aggredito gli agenti e danneggiato l’auto di servizio

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Pisa Ha esagerato in strada, scagliandosi contro gli agenti e danneggiando la loro auto. Ha chiesto scusa in Tribunale quando, in stato di arresto, è comparso davanti al giudice.È il destino di Loris Gozi quello di avere a che fare con le forze dell’ordine e i palazzi di giustizia alternandosi nei ruoli di testimone e imputato. Passato alle cronache giudiziarie come il superteste del caso Ragusa, il 45enne, nato a Fivizzano, residente in via Gigli a San Giuliano, venerdì sera è stato arrestato dalla polizia per oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. Gli agenti sono intervenuti in via Lenin chiamati dalla moglie di Loris. Gozi stava urlando contro un uomo, minacciato di essere picchiato. I poliziotti hanno separato i duellanti e li hanno riportati alla calma. Poi hanno proceduto alle rispettive identificazioni. Il passante bersaglio delle minacce ha riferito di conoscere di vista Gozi.

Entrambi sono residenti nello stesso comune. «Mi ha minacciato e offeso senza alcun motivo, meno male siete arrivati voi altrimenti mi avrebbe messo le mani addosso» ha spiegato, specificando di non voler sporgere denuncia. Nei guai l’ex giostraio sinti ci si è messo da solo quando ha rivolto le sue esuberanze moleste contro gli agenti delle volanti. Non ne voleva sapere di calmarsi e quando i poliziotti sono stati costretti a caricarlo sull’auto di servizio per portarlo in questura hanno ricevuto qualche pugno. Li ha minacciati di morte mostrando pure i genitali. Non era ancora finita la sequenza conclusa con le manette. Anche in macchina Gozi, alterato per l’alcol, ha proseguito con il comportamento violento e offensivo ripetendo improperi contro la polizia e danneggiando a suon di calci il vetro e la portiera della bolla di sicurezza sui sedili posteriori dell’auto. Dopo aver formalizzato l’arresto, dalla questura è stata fatta intervenire un’ambulanza per prendersi cura del fermato che continuava a dare in escandescenze soprattutto per il suo stato di ebbrezza. Informato il magistrato di turno, Gozi ha passato la notte nella cella di sicurezza.

Sabato 10 settembre è stato portato in Tribunale. Appesantito, sofferente, quello che è stato il cardine dell’accusa e poi delle tre sentenze che hanno condannato a 20 anni Antonio Logli per l’omicidio della moglie, ha preso la parola «per chiedere scusa per quello che ho fatto». Accanto il suo avvocato Antonio Cozza. Il giudice Giovanni Zucconi (pm onorario Massimiliano Costabile) ha convalidato l’arresto e disposto per Gozi l’obbligo di firma per tre volte alla settimana in questura in attesa dell’udienza dibattimentale a ottobre.Il caso Ragusa è stato quasi una maledizione per il teste che disse di aver visto Logli in auto in via Gigli la notte della scomparsa della donna tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Da allora le sue debolezze private e i suoi inciampi con la giustizia sono stati passati al microscopio e sbandierati per metterne in dubbio l’attendibilità. Era già successo quando divenne definitiva una condanna a 3 anni per furto aggravato, in parte scontata in carcere e il resto tra affidamento in prova e domiciliari. Ora l’arresto per un episodio che sottolinea più un disagio personale che un’indole criminale. Il privato che diventa pubblico per un’esposizione mediatico-giudiziaria a cui Gozi non potrà mai più sottrarsi.

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