Italia
Pisa, assolto l’ex cappellano militare della 46esima brigata aerea
Per i fatti contestati era stato ridotto allo stato laicale: un caso delicato e complesso che aveva inevitabilmente innescato un’ampia discussione all’interno del mondo clericale
PISA. È arrivata l’assoluzione con formula piena per Antonio Marrese, l’ex cappellano militare della quarantaseiesima brigata aerea di Pisa al centro di una vicenda giudiziaria a partire dalla primavera del 2016.
Nella mattina di lunedì 5 settembre, dopo l’ultima udienza nella quale erano stati ascoltati nei mesi scorsi gli ultimi due testimoni della difesa, il collegio presieduto dal giudice Augusto Lama, a latere Antonella Basilone e Fulvio Biasotti, ha letto il dispositivo di sentenza con la formula dell’assoluzione verso Marrese, ex vicerettore del Santuario mariano di Pompei ed ex cappellano della 46esima Brigata Aerea di Pisa, come detto.
Un processo che poi, ricordiamo, si era diviso in due filoni e che ha visto l’ex cappellano patteggiare per una parte dei reati a lui contestati. Rimanevano però le accuse di calunnia nei confronti di due carabinieri, concussione (per aver, sempre secondo l’accusa, facilitato alcuni militari in cambio di favori sessuali) e anche quelle di millantato credito e possesso di segni distintivi contraffatti (497 ter) per via di un lampeggiante che secondo la Procura di Massa il cappellano militare non avrebbe potuto utilizzare durante i suoi spostamenti. Tutte accuse per cui nella sentenza di primo grado arrivata dal tribunale di Massa lunedì scorso è stato assolto.
Nell’ultima udienza del 20 giugno scorso, riepilogando le ultime tappe della vicenda, il giudice Lama aveva richiesto la genesi delle indagini che partirono dalla Procura massese per via di una denuncia che arrivò proprio dal territorio apuano. In quell’udienza vennero ascoltati il delegato del vescovo di Pompei per la missione mariana del rosario e un carabiniere, appuntato scelto presso la stazione di Pompei, che ebbe modo di conoscere l'ex cappellano militare ed ex vicerettore.
Tutto era partito, lo ricordiamo, nell’aprile del 2016, per una questione che ha visto arrivare la sentenza di primo grado lunedì scorso. Un caso delicato e complesso che aveva inevitabilmente innescato un’ampia discussione all’interno del mondo clericale. Per Marrese – ridotto proprio per questi fatti finiti al centro dell’inchiesta e del processo allo stato laicale – Papa Francesco respinse la richiesta di grazia in precedenza.
Lunedì mattina è arrivata dunque l’assoluzione in primo grado per Antonio Marrese.
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