Il Tirreno

Pisa

«Dall’Afghanistan fino al trasporto dei vaccini, due anni molto intensi»

Renata Viola
«Dall’Afghanistan fino al trasporto dei vaccini, due anni molto intensi»

Il generale Alessandro De Lorenzo cede oggi il comando della 46ª Brigata Aerea

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PISA. Il generale di divisione Alessandro De Lorenzo cede oggi il comando della 46ª Brigata Aerea al colonnello Giuseppe Addesa. Dal 30 agosto ha già assunto il comando della Divisione Aerea di Sperimentazione Aeronautica e Spaziale dell’Aeronautica Militare a Pratica di Mare.

Per il nostro giornale il generale De Lorenzo ha tracciato un bilancio di questi due anni al vertice della 46ª, un approfondimento di quanto è successo non solo a Pisa, ma nel mondo.

Generale, è trascorso poco più di un anno dalla presa di Kabul da parte dei Talebani. I C130J della 46ª Brigata Aerea lavorarono incessantemente per l’evacuazione del personale civile e di numerose famiglie afgane. Ricordiamo tutti le immagini di quella lotta contro il tempo: ci racconta fatti e sensazioni di quei giorni?

«L’evacuazione dall’Afghanistan è stata improvvisa e inaspettata. Poco più di un anno fa, il 16 agosto, la 46ª Brigata Aerea è stata “attivata” e in funzione del numero dei profughi da trasferire abbiamo dovuto predisporre rapidamente un numero di velivoli sufficienti allo scopo, mantenerne l’efficienza, individuare un numero congruo di equipaggi, coordinare le operazioni tra Pisa e Al Salem, in un quadro che a Kabul era di totale incertezza».

Sono state indubbiamente settimane di intensa attività...

«I nostri equipaggi hanno davvero lavorato con grande abnegazione, non senza qualche momento di tensione che abbiamo affrontato con la consapevolezza del nostro livello di addestramento e soprattutto avendo bene in mente di fare qualcosa di importante per bene di tante persone, Il ponte aereo, il più grande effettuato dall’Italia, ha consentito di evacuare circa 5.000 persone tra donne, bambini, anziani e uomini».

Lei è arrivato in città in piena pandemia: che anni sono stati?

«L’arrivare in piena pandemia è stato decisamente particolare. Tutto il mondo era in un limbo, rallentato da un’emergenza di cui non si comprendeva l’esatta origine e le possibili conseguenze. La 46ª però non ha mai smesso di svolgere il suo ruolo, anzi. In tutti quei mesi abbiamo trasportato pazienti affetti da Covid-19 in biocontenimento verso ospedali pronti ad accoglierli per decongestionare le strutture del nord Italia. Abbiamo trasportato i dispositivi medici come mascherine, ossigeno, guanti e macchinari e, quando sono finalmente arrivati, i vaccini».

A proposito dei vaccini, fu lei ad andare a prendere i primi disponibili: cosa ricorda di quel volo?

«Venivamo da dieci mesi in cui i dati comunicati giornalmente dall’Iss (Istituto superiore di sanità) legati ai contagi e alle morti di pazienti affetti da Covid-19 erano impressionanti e proprio nel vaccino era riposta la speranza di un ritorno alla normalità. Aver fatto parte del primo volo di ritiro e distribuzione mi riempie d’orgoglio. Raggiungere rapidamente e contemporaneamente tutte le regioni d’Italia, per la predisposizione del “Vaccine Day”, era il nostro obiettivo; in quel momento si era perfettamente coscienti che il carico trasportato avrebbe fatto la differenza per tantissime persone, il personale medico in primis».

Quanto ha influito la pandemia sulla vostra operatività?

«L’attività operativa ha di certo subito delle modifiche per gli equipaggi, i quali venivano sottoposti a tamponi pre e post missioni. Come si può immaginare, la gestione del personale si è complicata, ma grazie all’azione di tutti i collaboratori si è riusciti a garantire l’operatività. Le missioni in operazioni fuori dai confini nazionali non hanno subìto interruzioni, abbiamo continuato la nostra attività in teatri come l’Iraq e il Niger e siamo ritornati in Antartide a supporto dell’Enea gestendo le difficoltà delle misure preventive emergenziali. Sono stati due anni difficili, ma abbiamo portato a termine ogni obiettivo con la professionalità che ci contraddistingue».

Il suo rapporto con la città e con le istituzioni cittadine...

«La 46ª Brigata Aerea e la città di Pisa sono ormai legate in modo indissolubile: fattori storici, sociali e culturali hanno generato una connessione basata su un forte senso di appartenenza e di stima reciproca che risulta evidente ogni volta che la 46ª Brigata Aerea è chiamata a intervenire. Come non ricordare la cittadinanza onoraria ricevuta in occasione dell’80º anniversario della costituzione del 46º Stormo conferita dall’amministrazione comunale come pubblica testimonianza di profonda gratitudine per tutto il personale della Brigata, immagine di eccellenza e professionalità che contraddistinguono da sempre Pisa e il territorio.

Il suo ricordo più bello?

«Dell’esperienza pisana porterò con me tante cose, ma più di ogni altra la commemorazione dell’eccidio di Kindu. Per l’occasione un C-119 è stato restaurato con la livrea originale della missione in Congo, un restauro fatto con il cuore, portando a termine un sogno, onorare al meglio i nostri colleghi caduti a Kindu».

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