La manifestazione
I passi, le domande e (forse) le risposte per scoprire che la felicità è semplice: i giovani pisani sul cammino di Santiago
Le vacanze sul cammino di Santiago de Compostela per 43 giovani della provincia di Pisa tra sorrisi, lamenti, giochi e condivisione
PISA. A piedi. Un maglietta e un paio di pantaloncini di ricambio nella zaino. Bagaglio leggero e partenze all’alba. Da Ponte de Lima a Santiago de Compostela, il versante portoghese del Cammino. Circa 150 chilometri da percorrere in sette tappe, dal 3 al 10 agosto. In 48: tre sacerdoti, due suore e 43 giovani pisani fra i 18 e i 35 anni. Una borraccia d’acqua fresca da condividere strada facendo. Sorrisi e lamenti. Per le vesciche sotto i piedi e i principi di tendinite. Il bucato da fare alla fine di ogni tappa per indossare qualcosa di pulito il giorno dopo. Le catechesi al tramonto. La birra a due euro e la sangria a tre negli ostelli del pellegrino. Le risate, le domande e i dubbi condivisi strada facendo. Un prete che ti ascolta e non risponde. Perché le risposte, a volte, non le ha nemmeno lui. E poi un pallone che spunta fuori all’improvviso e la spiaggia di Finisterre che diventa un campo di calcio.
Camilla Celestre, 26 anni di Santa Luce, quasi nel cassetto una triennale in farmacia, lo ha capito lì, in quei giorni torridi d’inizio agosto, che «basta davvero poco per essere felici, sicuramente molto meno di quello che tante volte immaginiamo». «Camminando, abbiamo trovato il nostro passo» aggiunge Francesco Biagioni dell’unità pastorale di Santo Stefano Extra Moenia, San Pio X e dell’Immacolata, la “maxi parrocchia” che da Porta a Lucca arriva fino a Gagno e I Passi. Ha 28 anni, fa lo psicologo ed è il fidanzato di Camilla. Lui il Cammino lo aveva già fatto: «La prima volta nel 2017, a 23 anni, facendo il percorso francese». Ma stavolta è stato un po’ diverso: «Cinque anni fa, forse, ero un po’ troppo focalizzato sul mio passo e sull’ansia di arrivare» ride.
Invece il senso di Santiago è proprio nel cammino. Francesco lo ha capito con Camilla accanto: non ci sono traguardi da tagliare, ma pezzi di strada da fare insieme. «Nelle battute e nelle risate per esorcizzare il dolore e la fatica e nelle canzoni cantate squarciagola strada facendo» sorride Camilla. E negli incontri casuali. Come quel francese che a Santiago de Compostela ci va tutti gli anni e che, stavolta, da lì sarebbe ripartito per Fatima. «Indubbiamente un pazzo – sorride Francesco – : però quel bisogno di mettersi costantemente in cammino, qualche domanda la suscita».
Ha funzionato così anche per Virginia Cioni, 22 anni, studentessa in Lettere Antiche della parrocchia dei Santi Jacopo e Filippo, qualcosa di molto simile: «Sono partita immaginando di fare soprattutto un’esperienza di riflessione e legata alla mia interiorità, pensavo che avrei camminato soprattutto da sola, in silenzio» ride pure lei. Perché non è andata così: non c’è silenzio lungo il cammino. «Alzi gli occhi per chiedere se chi ti è a fianco vuole un po’ d’acqua o se è stanco e desidera rallentare un po’ e strada facendo ti ritrovi a condividere un po’ di tutto, dalle stupidaggini a quelle domande che magari ti risuonavano dentro dalle catechesi dei giorni prima».
Per molti il Cammino è stata la loro vacanza. Hanno scelto Santiago de Compostela invece della Sardegna o dell’Isola d’Elba. Vietato, però, anche solo accennare ad una loro presunta diversità rispetto ai coetanei.
Lo chiarisce subito Lorenzo Prosperini, 23 anni, pisano e studente di archeologia: «Perché non sono andato al mare? Esperienze come questa aiutano molto a conoscersi e in questo momento forse ne avvertivo un po’ di più il bisogno. Ma non mi sento certo diverso o migliore dagli amici che hanno preferito la Sardegna: ci sono stato pure io in passato e magari il prossimo anno ci torno».
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