Il Tirreno

Pisa

Di grano, isole e monaci. Quando Pisa dominava i mari

Sergio Costanzo
Di grano, isole e monaci. Quando Pisa dominava i mari

Le avventure di Mascezel, da fuggiasco a eroe

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Estate, tempo di mare, di bimbi urlanti, di rena negli occhi, di creme profumate e puzzo d’alghe putrefatte. Eppure, tutto ciò che per noi oggi è il mare, non lo fu certamente per i nostri avi. Il mare fu unione, distanza, minaccia, riparo, fu guerra e fu vita, morte e attesa. Spesso, attesa infinita. E fu ricchezza, orizzonti impensabili, commerci con terre neanche immaginate, flotte armate contro nemici sconosciuti. E in questo mare, che i geografi moderni chiamano ligure, altri identificano come Alto Tirreno, mentre per me è solo pisano, emergono aspre e solitarie le isole dell’arcipelago, che oggi è toscano, ma fu solo pisano. Anche lui. Da Marina e Tirrenia, la Gorgona è visibile quasi tutti i giorni, la Capraia molto meno, la Corsica e l’Elba a giorni alterni, in dipendenza dell’afa o delle perturbazioni. Pianosa, Giglio Montecristo e Giannutri, sono precluse alla vista, eppure sono lì, silenti guardiani, abitati nei millenni da pochi coraggiosi, fuggiaschi, guerrieri o monaci. Già, i monaci.

Il monachesimo cristiano si sviluppò in Medio Oriente tra il III e il IV secolo. Alcuni si isolarono, scelsero la via della solitudine e della meditazione e furono chiamati anacoreti. Il più famoso è sant’Antonio (quello del fuoco), eremita egiziano. Ma ce ne furono altri, come Pacomio, che fondarono cenobi e comunità assoggettate a un capo spirituale e dediti a un regime di preghiera e lavoro. Le isole dell’arcipelago pisano erano ideali per ritirarsi in preghiera e fu così che i primi eremiti provenienti da oriente sbarcarono tra gli sguardi diffidenti degli isolani.

Le prime notizie relative all’insediamento monastico della Capraia risalgono al 398 e le dobbiamo a un cronista egiziano, Claudio Claudiano. Nel 395 era morto l’imperatore Teodosio che aveva elevato il cristianesimo a religione di stato. Teodosio, nel testamento, aveva disposto che l’impero fosse diviso in due, affidando l’oriente ad Arcadio, suo figlio maggiore e l’occidente a Onorio, il minore, appena adolescente. L’occidente, includeva anche le province d’Africa, essenziali per l’importazione del grano e dei foraggi. Gildone di Mauritania era all’epoca il procuratore di tutte le province d'Africa e decise di ribellarsi e di vendere il grano all’oriente. Suo fratello Mascezel aveva tentato di farlo ragionare, ma Gildone, per eliminare il problema, gli aveva ucciso i figli e lo aveva costretto alla fuga. Mascezel si era rifugiato a Roma e poi a Pisa. Le popolazioni italiane, senza grano, andarono incontro ad una grave carestia. Onorio chiese a Pisa di darsi da fare per cercare il grano altrove e i pisani veleggiarono fino alle coste della Spagna, ma le scorte non bastarono. Fu naturale ingaggiare Pisa, perché da Pisa e a Pisa, partivano e tornavano da secoli le navi che assicuravano il pane e i foraggi. Fu così che Onorio, insieme al generale Stilicone, si risolse di muovere guerra. A Pisa furono raccolte due legioni e da Porto Pisano partirono le navi per l’Africa. Claudio Claudiano, testimone oculare di quei giorni, ci racconta di come Onorio e Stilicone fossero in città, riporta i discorsi di augurio, narra le gesta, le paure e le superstizioni. Onorio, astutamente affidò il comando proprio a Mascezel che covava rabbia e desiderio di vendetta. Appena usciti da Porto Pisano, Mascezel, fervente cristiano, volle puntare sulla Capraia. Per diversi giorni e notti, Mascezel e i monaci della Capraia pregarono e osservarono il digiuno e il comandante convinse alcuni di loro a seguirlo in Africa. La storia riporta che Gildone fu sconfitto, che Mascezel tornò vincitore, ma poi, per esser diventato troppo ammirato e potente, fu ucciso dallo stesso Stilicone, a Milano. Un cronista del tempo, Paolo Orosio, attribuisce la morte di Mascezel al giudizio divino, perché nel viaggio di ritorno, aveva abbandonato i monaci della Capraia sulle coste d’Africa. Per tutto questo giro di truppe, cavalli, grano, Pisa ricevette lauti compensi, città amministrativamente indipendente sia pur nel territorio imperiale.

Se siete al mare, cari concittadini, guardate due dita a destra della Torre della Meloria. Cercate di scoprire il profilo aspro della Capraia e dimenticate grida di bimbi e Grattachecca. Là davanti, sulle isole pisane, si scrisse la storia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa