Sicurezza
La pasta antifascista è... indigesta
Critiche e insulti sulla pagina del Comune di San Giuliano per la festa del circolo Arci. E contro l’amministrazione pubblica c’è chi scrive: «Spero vi venga la diarrea»
San Giuliano Terme Si sarebbe potuta chiamare “Pastasciutta XII disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana”, quella che vieta la ricostituzione del partito fascista. Ma forse dal punto di vista pubblicitario sarebbe stato un flop. Invece hanno deciso di chiamarla “Pastasciutta Antifascista”. Ed è venuto giù il finimondo. Con l’evento del 25 luglio, organizzato a Pontasserchio dal Circolo Arci Casa del Popolo, preso di mira sulla pagina ufficiale del Comune di San Giuliano e sommerso d’insulti e critiche.
Benché di antifascismo ci sarebbero tracce un po’ ovunque in Italia: dalla Costituzione alle leggi Scelba o Mancino. Ma a quanto pare non si amalgama bene con la pastasciutta.
Diverse categorie di commentatori sulla pagina del Comune si susseguono: gli sprezzanti “ridicoli”; i catastrofisti con idee meteo un po’ confuse “mi auguro venga un uragano, versione tsunami”; i nostalgici del ventennio “con la carne ci vuole un Nero assoluto”; chi vede regimi ovunque “speriamo presto che si faccia la zuppa del governo dei migliori, visto che, a dittatura non sono molto meno di quello (Mussolini, ndr)”. E gli storicisti, un classico: “Il fascismo non esiste più”. Chissà cosa fanno costoro il 25 aprile.
In effetti i critici potrebbero obiettare che pastasciutta e antifascismo non si sposano poi tanto bene. E che un bel piatto di rigatoni, linguine o pici stanno meglio con un ragù, una classica pommarola o un buon pesto. Dal punto di vista culinario non si potrebbe contro argomentare poi troppo.
Però in fondo la pastasciutta qualche motivo per scoprirsi antifascista lo avrebbe pure. Non fu forse nel 1925 che Benito Mussolini mise in opera la famosa “Battaglia del grano”, per riuscire a ottenere l’indipendenza dalle importazioni di estero sul mercato? La pasta, che del grano è figlia, potrebbe avere serbato rancore nel corso degli anni. Una battaglia è una battaglia, porta inimicizie. Tanto da farle decidere, nel 2025, di presentarsi liberamente come antifascista. A ognuno i suoi tempi. E i suoi centenari.
La battaglia del grano fu fatta di bonifiche, destinazione alla cerealicolture di terreni prima destinati ad altro, aumento del rendimento per ettaro e svilimento di certe coltivazioni considerate meno importanti. Tra cui broccoli, cime di rapa e lenticchie. Peraltro ottimi condimenti per la pasta. Secondo alcuni storici la conseguenza fu un peggioramento della varietà e qualità della dieta alimentare degli italiani, con l’aumento dei cereali a discapito di carne, grassi e vino. A Pontasserchio in realtà ci sono altre ragioni per mettere insieme pasta e antifascismo. Si rievoca un fatto storico. Il 25 luglio 1943, alla notizia dell'arresto di Mussolini, la famiglia Cervi offrì a tutto il paese di Campegine, in provincia di Reggio Emilia, una pastasciutta 'in bianco' ovvero condita con burro e formaggio.
L’iniziativa esiste da anni, benché qualche commentatore più immemore – “non si era mai visto, adesso tutti con questa cosa orrenda” – pare non l’avesse notato.
Il dissenso d’altronde ci sta. Fa parte delle regole in democrazia. «Non voglio dare nemmeno troppa importanza a queste persone, in fondo sono fascisti, diciamola com’è. In qualche modo cercano questo, visibilità, ma sono fascisti da tastiera. C’è uno che ha scritto: “speriamo che gli venga una diarrea con la pastasciutta”. Che dire? Sempre meglio dell’olio di ricino». E la chiude con una battuta il presidente del circolo Arci Luca Cavallini.
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